Recensioni

7.5

Le leggende, a volte, fanno meno rumore di molte meteore che passano veloci nel firmamento della musica e presto vengono dimenticate. È il caso di questo gruppo sui generis, nato negli anni Cinquanta per la necessità di fornire colonne sonore alle produzioni radiofoniche (da cui il nome della band stessa) e poi a quelle televisive. Il primo periodo d’oro è stato sicuramente quello che li ha visti comporre per Doctor Who (tra cui il tema del 1963, che viene ancora oggi usato dalla serie televisiva) fino ai primi Settanta. Sono anni di grande libertà e sperimentazione, non solo a Maida Vale ma anche in Italia, con compositori come Bruno Maderna e Luciano Berio che firmano le colonne sonore degli sceneggiati RAI (provate a sentire la sigla di Nero Wolfe di Nunzio Rotondo, per esempio, che si avvale anche del “commento musicale elettronico” di Romolo Grano). Rispetto ai compositori italiani, che venivano dal jazz e dalla contemporanea più colta, i musicisti che hanno ruotato attorno al nucleo centrale del Radiophonic Workshop della BBC sono decisamente più nerd e vicini alla fantascienza: sperimentano con tutto quello che di elettronico gli capita in mano e, in alcuni casi, sono dei veri e propri ingegneri.

Nel 1985 il workshop viene chiuso e questo nuovo disco è il primo di materiale inedito da allora. Non che il gruppo fosse mai davvero scomparso dalle scene (grazie alle ristampe delle library BBC e a una serie di date live dal 2009), ma questa sembra una ripartenza con tutti i crismi per Peter Howell, Roger Limb, Dick Mills, Paddy Kingsland e Mark Ayres, che del gruppo è quello di più antica frequentazione del Workshop. Rispetto agli anni più hardcore del glorioso passato, fatti di più o meno riferimenti espliciti alla musica di Darmstadt di Stockhausen, alla musica concreta, a Jean-Michel Jarre e alla kosmische musik, qui la materia si è leggermente addolcita, ma non per questo è diventata meno interessante. Nelle cinque composizioni, ispirate – ancora una volta – dall’utopica Nuova Atlantide del filosofo Francis Bacon, sono entrati anche i droni, l’ambient e l’elettroacustica, a testimonianza di una continua ricerca di ispirazione in tutto quello che si manifesta nelle propaggini più interessanti delle avanguardie.

A sorprendere sul fronte compositivo, è l’assenza totale, o quasi, di editing, in favore di una registrazione in presa diretta di lunghe suite che nascono da improvvisazioni. La forza della proposta di questo nuovo Radiophonic Workshop è nell’invidiabile equilibrio che i musicisti sono riusciti a trovare tra spaziatura, narrativa e sperimentazione sonora, probabilmente frutto della lunga esperienza, ma favorito anche dalla struttura narrativa (i Nostri nascono pur sempre come autori di colonne sonore e commenti sonori a opere di fiction televisiva) che permette anche all’ascoltatore meno abituato a queste sonorità di non sentirsi mai del tutto perso. È spesso un racconto, come avviene nelle storie classiche del Doctor Who, che scavalla volentieri il confine tra fantascienza e horror non sbilanciandosi mai sul fronte dell’effetto a tutti i costi, e preferendo invece garantire il primato della struttura musicale su tutto il resto.

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