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6.8

A distanza di dieci anni dall’ultima prova discografica Mole City, i Quasi tornano con Breaking the Balls of History, un disco registrato in cinque giorni e prodotto da John Goodmanson nei Robert Lang Studios di Washington. Il duo americano, composto da Sam Coomes e Janet Weiss, sembra deciso a sparigliare le carte in tavola (è un indizio l’irriverente e provocatorio titolo) balzando agli onori della cronaca con un sound muscoloso ed eterogeneo, che affonda le radici in un background sonoro altrettanto multiforme e variegato. Pesa, oggi più di ieri, l’aver sperimentato lasciandosi contaminare da artisti del calibro di John Doe, Stephen Malkmus, Built to Spill o lo stesso Elliot Smith, tutti ben marchiati a fuoco sulla pelle del duo originario di Portland.

E poi c’è questa storia della pausa lunga dieci anni, un arco temporale non di poco conto anche per un duo musicale composto da marito e moglie. Probabilmente c’era bisogno di qualcosa che innescasse la scintilla portandoli a spingere forte il pedale dell’acceleratore: prima il grave incidente d’auto che ha coinvolto Janet Weiss (2019), poi il diffondersi di una pandemia globale, infine la presa di coscienza di non aver più tempo da sprecare e di voler essere presenti e vivi oggi, in questo contorto presente. Eccola la scintilla: i Quasi imbracciano i loro strumenti come soldati pronti al conflitto, immaginando (proprio durante la lunga pausa del lockdown) un tour in perenne corsa dove i due non hanno mancato neanche per un giorno l’appuntamento con quel palco ricreato tra le mura domestiche. Nascono come alibi d’evasione, come fughe utili a sopravvivere, i dodici brani di questo nuovo album: il racconto alienato di un mondo che stenta lui stesso a riconoscersi e che ha bisogno di nuove parole, nuovi suoni per raccontarsi.

Breaking the Balls of History è un frizzante cortocircuito (l’artwork dell’album basterebbe da solo come indizio) in cui convergono le mille sfaccettature del duo, invischiato in una pastella zuccherosa di elettronica weirdy e cavalcate garage (Last Long Laugh), schitarrate arrembanti che strizzano l’occhio al più esaltato Jon Spencer (Back in Your Tree), intermezzi di pettinato e scanzonato indie-rock (Queen of Ears), impegnando spazi e tempi di ballate imprevedibili (Gravity), citando vecchi eroi del passato con appigli in salsa Fuzztones (Riots & Jokes) o seguendo traiettorie (Rotten Wrock) che si incrociano con quelle di un altro duo celebre rintracciabile alla voce The White Stripes.

I Quasi compongono, attraverso tasselli intagliati chirurgicamente, un’opera che – nella sua natura intimamente dark – riesce a trasmettere a chi è in ascolto quella scintilla che il duo ha cercato e trovato in un momento in cui stasi e silenzio erano così potenti da divorare anche la bestia più feroce. Sam e Janet hanno scelto di saltargli al collo e di domarla con scudisciate di indie-rock: il risultato è tutt’altro che scontato.

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