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È possibile immaginare una proposta che stia all’esatta convergenza della celestiale leggerezza shoegaze e delle pesantezze black metal? Difficile a credersi ma questi Pyramids ci riescono benissimo.

L’iniziale Sleds è un continuo stratificarsi di voci ultraterrene simil-Sigur Ros su un tappeto in ascendenza di chitarre in multi-layer che fa tornare in mente il periodo d’oro dllo shoegaze più sognante e spacey. Igloo che segue a ruota è invece una mostruosità black metal con una drum-machine impazzita su ritmi vertiginosi, voce isterico-satanica e chitarre sferraglianti.

Detta così sembrerebbe riduttiva e il gioco potrebbe apparire troppo semplice nella sua alternanza ossimorica. In realtà i Pyramids riescono bene a mescolare questi due aspetti fornendo un bizzarro Giano bifronte che si muove tra musiche apparentemente antitetiche. Roba condensata in pezzi che mantengono la forma-canzone e rimandano nello stesso tempo ai Cocteau Twins e alle devastazioni weird-metal scandinave, alle astrazioni più ambient di certo shoegaze alla E.A.R e all’inquietudine visceralmente black-metal, ai Radiohead più dilatati e sognanti e al drone-metal più disturbante.

Un black-(nightmare)-pop difficile da ipotizzare ma, dall’ascolto di Pyramids, perfettamente coerente.

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