Recensioni

6.8

Avevamo lasciato i PVT cinque anni fa (Homosapien) alle prese con una forma canzone costruita con i synth, influenzata dai Depeche Mode, che apriva una strada differente dal sound massimalista degli esordi. Il ritorno con questo New Spirit, pur mantenendo in alcuni momenti velleità pop, si muove su un’altra direzione sonora: i synth sono prolungati e incalzanti, si guarda agli ipnotismi derivanti dalla techno e ad una maggiore ricerca elettronica di stampo elettro-wave. L’obiettivo è trasmettere una tensione legata alle divisioni politiche e sociali – temi trattati nei testi – che colpiscono l’Australia e recuperare lo spirito ancestrale degli indigeni. Un contrasto tra pessimismo post-moderno e semplicità delle origini. In questo senso, l’apertura Spirit of The Pains è eloquente: vocals eterei, pad atmosferici lasciano spazio a synth impazziti su groove dritto per poi tornare a organi psichedelici. Mood avvolgente, magnetico e oscuro anche in Morning Mist, Rock Island BandH, nove minuti di bassi piccanti, dilatazioni post-rock stile Suuns (tornano in Salt Lake Heart) e la voce in auto-tune a descrivere uno scenario malinconico («The forest bed is damp with life / The birds are singing needlessly») e pessimista («All good things come to an end»).

I ritmi ripetitivi e tribali accompagnano anche gli episodi più tendenti alla forma-canzone, dove Richard Pike riprende le tonalità vocali glam (Another Life) mischiandole con loop elettronici e suoni plastici (la cavalcata e la cassa dritta di Fool In Rain II), ammiccando ad un elettro-synth-pop stile Moderat (la chiusura Fake Sun In China) o Junior Boys (la new-wave di Kangaroo). Evidente quindi la volontà di portare la palette sonora nella contemporaneità anche se, nonostante melodie accettabili, questi singoli peccano di incisività riprendendo il discorso fatto con Homosapien. L’album si spende al meglio nella costruzione dei groove, nei mood oscuri e ipnotici, nella commistione tra software e analogico. In questo modo Pike e soci sono riusciti ad immergere l’ascoltatore nella tensione del clima sociale australiano.

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