Recensioni

Arriva finalmente (da Daytona sono già passati quattro anni) il quarto album per Pusha T. It’s Almost Dry si qualifica da subito come una nuova riconferma del talento e della solidità del rapper del Bronx, tanto monotono nella scelta dei temi quanto un panzer inattaccabile negli esiti per veicolarli: Pusha è come al solito un mostro di flow e di sintesi, perché se il disco precedente comprendeva solo 7 tracce per 21 minuti, questa nuova uscita se ne concede poche di più (11) superando di poco la mezzora di durata. Poche cose da dire e tanto stile per farlo insomma, visto che anche qui si parla di una cosa sola: la cocaina. Dalla foto promozionale con Lana del Rey ricoperta di magica polverina bianca (sostituita alla fine con una più anonima grafica) a un primo singolo che lasciava poco spazio ai dubbi (Diet Coke, gergo per la coca mal tagliata), Pusha – neo-papà non proprio modello, tra le altre cose – ci tiene solo e unicamente a ribadire quanto lui sia il signore della brixx. Ecco, il disco è da ascoltare Genius alla mano solo se volete scoprire almeno venti sinonimi in slang per designare la coca. Per chiudere il cerchio, indovinate quale nome ha scelto per il suo figlioletto?
Premesso che l’interesse dell’operazione non sta nelle profondità escatologiche scavate dalla penna del protagonista, par cosa buona e giusta esaltarsi per tutto il resto: dicevamo del panzer al mic, e infatti Pusha è una macchina da combattimento senza punti deboli per cazzimma, incastri e flow diversi sperimentati nei vari brani (spesso con degli switch decisamente virtuosi all’interno dello stesso brano). Il tutto è spalmato su una serie di produzioni che sono poi il vero e proprio cuore del disco. 7 tracce su 11 vedono la mano di Pharrell Williams, e la memoria riporta subito ai bei tempi dei Clipse. L’altro emisfero è rappresentato dal Kanye West più in forma sentito da diverso tempo a questa parte. Le autocitazioni sono spesso e volentieri quasi didascaliche: su tutte Dreamin’ of the Past, costruita intorno al sample di Jealous Guy (cover Motown di Donny Hatahway dell’omonimo pezzo di John Lennon), uno splendido tuffo nel passato del Ye orsacchiottoso di inizio millennio. È il più evidente ma non l’unico scorcio di old Kanye che si può assaporare: vedi anche Just So You Remember, con un altro campionamento oculato come Six Day War della band inglese Colonel Bagshot (da cui aveva già pescato Dj Shadow per Six Days), o meglio ancora proprio il singolo di punta Diet Coke, prodotto da West esattamente nel 2004 e rimasto inutilizzato fino ad ora.
Spesso la mano di Pharrell e quella di Kanye si intersecano, vedi la produzione di Rock N Roll, dove le solite vocine pitchate di West si spalmano su una batteria che è 100% Neptunes, mentre altrove ci si può crogiolare in operazioni di studio storico filologicamente corretto – pare che Let the Smokers Shine the Coupes sia ispirata a Glaciers of Light di Raekwon (produzione di RZA). Infine per i più sentimentali amanti delle soap-opere westiane, in Rock N Rolla si può ascoltare l’ultima collaborazione tra Kanye e Kid Cudi pre-litigio, un qualcosa che a detta di questi non si ripeterà mai più. Questo ci fa ricordare come Pusha T sia probabilmente l’unico rapper in vita a non aver mai litigato pubblicamente con Kanye: se questo sia lusinghiero anzichenò, è molto difficile dirlo. Quel che è certo è che abbiamo tra le orecchie un nuovo centro pieno, forse solo leggermente inferiore al precedente. Livelli comunque altissimi.
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