Recensioni
Public Enemy
Most of My Heroes Still Don't Appear on No Stamp
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Gianluca Carletti
- 6 Novembre 2012

Quest'anno i Public Enemy festeggiano 25 anni d'attività rilasciando ben due album. Il primo ad uscire è questo Most of My Heroes Still Don't Appear on No Stamp: una sorta di concept album su una società drogata di celebrità il cui titolo è preso in prestito dal loro successo dell'ottantanove Fight the power.
Nonostante l'età e l'abbandono di Terminator X, storico DJ/producer del gruppo, Flavor Flav e soci si trovano in grande forma. Le prime due tracce, le vere perle dell'album, fanno venire voglia d'ascoltarne altre cento di questo calibro. Run Til It's Dark è un opener totalmente nello stile che ha reso famoso il gruppo: drumming incalzante, rumorosi assoli di chitarra, breakbeat inconfondibilmente early 90s e bombe di scratching. E' la solita sarabanda di sempre, una festosa guerra funky a colpi di fight the power che si fa più classica e morbida, grazie ai fiati, nella successiva Get Up Stand Up con Chuck D e Flavor Flav a declamare il solito corollario d'incitamenti (aiutati questa volta dal poco noto ma talentuoso Brother Ali).
Se tutto deve tornare alla base, non mancano le stoccate e la coscienza politica: Catch the Thrown, parodia di Watch the Throne, accusa di elitismo Jay-Z e Kanye West, due musicisti certo apprezzati per talento e scelte di produzione (Large Professor qui presente è il produttore di Nas), ma duramente criticati per aver propagandato la cultura egocentrica dello swag. Presi dalle invettive i PE risultano carenti proprio nelle soluzioni innovative, tutte sotto la bontà degli episodi più ortodossi salvo l'ottima I shall Not Be Moved, composta soltano da un riffone bluesy incalzante e cori di sottofondo (ci ricorda un pò i pezzi più festaioli di R. L. Burnside).
Che siano ormai demodè come la Nation of Islam è sicuro. Con tutta probabilità Killer Mike e El-P hanno trasporato la formula dell'hip hop politicizzato che fa muovere il culo nella musica contemporanea meglio di loro. Tuttavia, c'è qualcosa per cui Flavor Flav e co. rappresentano un esempio importante ancora oggi: quel qualcosa che fa di quei vecchi negri bisbetici che odiano la televisione e lo star system dei veraci outsider con un senso d'identità nera che sarebbe bene non dimenticare troppo alla svelta. Don't believe the hypebeast!
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