Recensioni

7.2

I Public Enemy hanno le classiche sette vite come i gatti.
Nonostante il periodo di calo creativo degli ultimi anni, i padri
dell’hip hop militante, a vent’anni suonati di carriera, continuano per
la loro strada e stavolta ci azzeccano. Chi il rap lo ha visto nascere,
crescere e moltiplicarsi può solo mettersi nella posizione di un padre
che, dall’alto della sua esperienza, prova a dare consigli e a cercare
il dialogo con i propri figli, pur esprimendosi con un linguaggio e un
pensiero divergente rispetto alle giovani generazioni. I Public Enemy
sono tra le poche realtà hip hop (insieme ai Beastie Boyse a pochi altri) ad essere in grado di proporsi in maniera autorevole
utilizzando uno stile old school ormai bello e storicizzato, senza
risultare obsoleti.

In un presente costellato di contaminazioni, che vede l’hip hop
sbriciolarsi nella miriade di combinazioni alle quali è soggetto, il
Nemico Pubblico n.1 fa il punto della situazione, rimarcando a voce
alta le radici della musica afroamericana e urlando al mondo ancora una
volta il messaggio politico che da più di un ventennio prova a bussare
alle porte di generazioni intere, rivendicando in rime la lotta
politica.

Ma il teatro nel quale attuano Chuck D e compagni non è più quello
degli anni ‘80 fa né dal punto di vista politico né musicale e i Public
Enemy, da leader di un movimento, si sono trasformati in predicatori
nel deserto che non trovano ragione di esistere al di fuori di se
stessi. Un male relativo, questo, se comparato all’oggettività di un
prodotto musicale di per sé molto ben fatto, grande esempio di quanto
sia ancora attiva e fondamentale la componente “black” nell’hip hop. How You Sell Soul… è senz’altro un album
all’insegna del crossover e spazia, senza mai perdere il proprio
baricentro, da un funky che ha i tratti della famiglia Stone (la title track, Escapism) al metal e rapcore (Black Is Back, Frankenstar, Flavor Man).

Chi ha uno stile così ben marcato e definito può permettersi anche
l’agio di poter tentare strade meno convenzionali, senza il timore di
perdere la propria identità. A conferma di ciò, le escursioni nel pop
di Harder Then You Think e Long And Whining Road e la cover in chiave cyber-dark dell’inno Hippie Eve Of Destruction di Barry McGuire, continuano a suonare maledettamente Public Enemy.

Potrebbe
già bastare. Ma per fare le cose in grande, i tipi della Slam Jamz
hanno allegato gratuitamente al Cd anche un DVD ricco di contenuti: un
video del tour del ’99 con i Cypress Hill e Busta Rhymes,
un video box, immagini del tour francese di quest’anno e di un live al
BB King’s di New York del 2006, la storia dei PE a fumetti e
un’interessante panoramica sulle band legate alla label. Che volete di
più?

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