Recensioni

7.2

Music From The Eastblock Jungles che fa il verso a Music For The Jilted Generation. L’opera in due volumi usciti separatamente (e il logo in bellavista) come da scuola Aphex Twin. Proxy (ovvero il russo Evgeny Pozharnov) passa all’attacco sulla lunga distanza con quello che è una sorta di bibbia personale, un viaggio tra vecchi cavalli da battaglia, re-work e tracce inedite composte e riassemblate in completo isolamento a Vladivostok negli ultimi anni e ispirate dall’amore per Liam Howlett e soci.

Sulla caratura di Pozharnov già certificavano i plausi – e relativi remix – di Crookers, Bloody Beetrooths e dell’intera scueria di Tiga che, nel lontano 2006, lo scoprì e portò alla corte della personale Turbo Recordings, e non ultimi i Prodigy stessi che, nel 1997, gli cambiarono la vita in un indimenticabile concerto nella piazza rossa per poi commissionargli, dodici anni dopo, due remix di Invaders Must Die. E non dimentichiamo che se le bombe dancefloor sull’onda electro di fine 00s – qui riproposte – si chiamavano The Raven e Dancing In The Dark, una traccia culto assoluto come Destroy azzerava le distanze tra l’electro dei 00s, la scena techno più metallica dell’inizio dei ’90 con il suo distintivo hoover sound (non a caso il pezzo citava il riff alla Juno “modificata” di Mentasm dei Second Phase, ovvero Joey Beltram e Mundo Muzique) e l’ondata di jungle per le masse (punk-rock) degli idolatrati dell’Essex.

Pubblicati a novembre 2012 e febbraio 2013 sia sulla sodale Turbo che sulla Dim Mak di un altro fan, Steve Aoki , i due volumi della Music From The Eastblock Jungles (infine pubblicati in edizione omnia) rappresentano un mosaico compatto ed efficace dall’indistinguibile retrogusto cupo e polveroso da Armata Rossa. Con un background tipicamente Est europeo come quello di fine Duemila dominato da Depeche Mode, Prodigy e Goa Trance, la coordinata principale rimane comunque una electro “conservatrice”, anche se il russo, armato di Roland e qualche campionamento, è in grado di mettere a segno colpi potentissimi senza mettersi a fare del facile citazionismo d’n’b, breabeat o ardokore.

Pozharnov, anzi, si muove con destrezza lungo il continuum del genere pescando, di volta in volta, da ritmiche industrial e sincopi Miami bass (Raw, Revolution – original mix), locked groove – e wobblate – à la Mr. Oizo (9000 Original Mix) e marce Beltram (Blood), acid (Audio 16) e remember r&s (Kamuyi)  e, naturalmente, un bel po’ di angst à la Charly (già, quella con la Juno). Senza farsi mancare l’assalto all’arma bianca all’esercito EDM – erede per molti versi del Prodigy pensiero – con pezzi sbaraglia concorrenza quali Cobra Combo, Red Juke, Who Are You, alla faccia della Owsla o dell’ultimo Benga.

Non è tutto qui. In Time, Coke, 8000 o Junk introducono tocchi groovey, bizzarrie in loop à la Muslim Disco Club, voci esotiche e un po’ d’ironia che non guastano in una scaletta a prova di Glasnost’ e nera come la pece. Il picco dark? Sicuramente Raja Ganja tra un campionamento di note di piano tra le più sinistre, fumatissime scansioni vocali e sincopi spastiche (ma sicuramente anche Abyss con i suoi field sinfonici non scherza).

Lavoro importante per amanti dell’elettronica più rockista di lungo corso (Parasite – Original Mix), per giovani leve alla ricerca di degni eredi dei Prodigy sul versante dancefloor o spessori diversi da tanta electro usa e getta in circolazione.

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