Recensioni

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Inquadrare i Propagandhi e riconoscerne la storia è il primo passo per entrare, testa e cuore, in un disco come Failed States. Un volo radente lungo il percorso artistico e sociale di un gruppo che per molti anni ha rappresentato l’ala anarchica, rivoluzionaria e movimentazionista dell’Hardcore Melodico, più di quanto lo siano stati i NOFX, da sempre considerati padri della scena.

Schierati, anzi schieratissimi, autori di alcuni fra i testi più intelligenti e taglienti di tutta la storia HC, Canadesi di nascita ma americani d’ispirazione sin dalla loro fondazione, nel 1986, ventisei anni spesi negli squat di mezzo mondo, tra la loro attività di musicisti e quella di discografici. E’ infatti loro la G7 Welcoming Commitee Records, etichetta Do It Yourself che tra gli altri ha prodotto Naom Chomsky, i Subhumans, GregMacPherson, Ward Churchill, Howard Zinn e gli International Noise Conspiracy. Artisti e letterati decisamente molto antagonisti.

How To Clean Everything pubblicato dalla Fat Wreck Chords di Fat Mike (NOFX) nel 1993 rimane ad oggi una delle massime espressioni dell’hardcore melodico mondiale, per musica, esecuzione, stop and go e forza socio-politica. Insomma, un classico inarrivabile. Ed infatti dal 1993 in poi i Propagandhi hanno intrapreso una parabola discendente, fatta di dischi altalenanti, cambi d'etichetta, troppa politica e poca musica. Scelta rispettabile, sia chiaro, ma l’equilibrio portante tra denuncia sociale e musica d’impatto, una volta perso, ha evidenziato grosse lacune.

I Propagandhi oggi hanno poco da dire e producono  un disco che è la fotocopia un po’ sbiadita e molto imbolsita del precedente (e già noioso) Supporting Caste. Certo, l’hardcore melodico è per definizione "musica immobile", basata su pochi e chiari concetti (chitarre hardcore, melodie accentuate, stop and go, velocità di esecuzione, potenza) difficilmente modificabili, ma da qui a scivolare in una fanghiglia fatta di Emocore e suoni Iron Maiden (avete letto bene) ne passa. 

Prodotto dalla Epitaph, e non più per G7 Welcoming Commitee (mancanza di fondi), ovvero da un colosso d'argilla del punk/hardcore, l'album manca l'obiettivo fin dall’omonima Failed States e riflettete sul fatto che un’hardcorepunk band non può permettersi suoni così pesantemente metallici, senza mostrare il fianco a critiche spietate. Devil’s Creek sta più ai Judas Priest che ai maestri NOFX. Peggio ancora Rattan Cane, con un break iniziale ai confini con il post-core, che in assoluto non è un male, ma è annichilente se pensiamo ai Propagandhi come artisti perfetti nell’arte della melodia scattante. I difetti emergono, in pop up, canzone dopo canzone, dimostrando una pericolosissima omogeneità e un suono, alla lunga, troppo legnoso.

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