Recensioni

I tentativi di attingere al patrimonio classico (quello che qualche musicologo definisce Canone Occidentale, come se si trattasse di sacre scritture), di superare la barriera culturale immaginaria che separa (o almeno ci prova) la musica “colta” da quella popular, non si contano più. Ovviamente ci riferiamo solo ai tentativi espliciti di intervenire su un repertorio pre-esistente, ché i casi di semplici influenze sarebbero tanto numerosi, da risultare inutile e poco pertinente qualsiasi elencazione.
In ogni caso, nell’incontro tra il pop e la musica cosiddetta classica, quasi mai il primo è riuscito ad avvolgere nel suo leggero e rassicurante mantello, l’austerità che spesso accompagna il riferimento al classico. A questo proposito, il progetto di Iko, musicista e produttore inglese di formazione classica ma avvezzo all’indie pop , va esattamente nella direzione opposta e questo, di per sé, rappresenta già un elemento di interesse. A supporto della sua idea, Iko (personaggio semi anonimo, che in questo caso veste i panni del direttore artistico) ha invitato un ensemble (Private Domain) e alcuni artisti, noti e meno noti negli ambienti dell’elettronica, a rivisitare alcuni brani del repertorio che va da Purcell a Verdi, con la licenza di poter semplicemente utilizzare i brani, senza doverne rispettare necessariamente tutti i parametri.
Il risultato sono nove perle di leggerezza e intensità che hanno la soavità del più raffinato electro pop, ma anche il sapore di sistemi musicali non più in uso anche se ancora efficaci ed attuali. Come nel caso della splendida aria di Didone “When I Was Laid” tratta da Dido And Aeneas di Henry Purcell (Remember Me) o dell’andamento dolorosamente discendente del Lamento De La Ninfa di Monteverdi (Amor), nei quali, grazie a Emile Simon e Murcof, il pop elettronico scopre di avere una particolare affinità con le melodie pre-tonali del Seicento. Così come le timide cadenze del teorico della tonalità Rameau, riescono a risultare ancora attuali per costruire un divertente quanto interessante motivetto (Here Is The Place), intonato da Paul Et Louise. Ma come dimenticare il melodramma? Finalmente, dopo tanti abusi, un’opera tanto popolare quanto straordinariamente commovente come La Traviata, si alleggerisce di tutto il peso della storia per diventare una languida ballad (Addio, dall’aria “Addio Del Passato”). Completa un quadro alquanto variopinto, il cut up dal Requiem di Mozart (che richiama da vicino gli arrangiamenti di Walter Carlos in Arancia Meccanica) di Para One, il quale si destreggia benissimo anche nelle rivisitazioni di Beethoven (Sèptieme, dalla Settima Sinfonia) e Bach (Passion, dalla celebre Johannes Passion).
Un approccio privo di timore reverenziale, che, con un geniale doppio colpo infonde nuova linfa al pop e fa rivivere grandi classici, troppo spesso considerati inutili reperti archeologici.
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