Recensioni
Scritto e registrato tra Ferrara e Parigi, J.P. è la prima testimonianza discografica di Princesa, al secolo Matteo Tempesta.
Un musicista non proprio esordiente, se si considerano i trascorsi in
formazioni come Oswald, Sogni Verticali e le varie collaborazioni
all’interno del Madcap Collective, ma che arriva al primo episodio solista soltanto ora.
Lo
fa confezionando un disco che ha tutti i crismi dell’opera prima, con
chitarra e voce a reggere le fila di un songwriting elegante e
sporadici inserti di synth, batteria, viola a riempire gli spazi vuoti.
Un succedersi evocativo di arpeggi acustici e intrecci fluttuanti
simile per colore a certe tonalità scure degli Ottanta meno
plastificati, debitore nei confronti della tradizione folk e pop
anglosassone, attratto dalla sperimentazione in briciole – i nastri al
contrario di Fight -, in grado di valorizzare il contributo
degli ospiti (Vittorio Demarin, Gabriele Piazza, Simone Peraz, Lorenzo
Tomio) come di mostrare un’anima nobile negli episodi meno arrangiati (Window Pane).
Dietro al mixer Giulio Favero – militante Odm, Putiferio e Teatro degli
Orrori -, bravo nel porre i giusti accenti ad una scrittura sensibile
ai mutamenti climatici e, oggigiorno, in via di estinzione.
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