Recensioni

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Più che un granchio, sembra che dalle acque tetre e minacciose si muova una figura mitologica marina. È l’immagine che vien fuori ascoltando Crab Suite, il nuovo EP del duo Primitive Art, incentrato – come da press release – «su un mare estraniante che dà vita al crostaceo a cui sono ispirati i brani». Facile pensare che Matteo Pit e Jim C. Nedd, conosciutisi a Milano, abbiano portato nel disco le atmosfere delle rispettive terre di origine, la riviera romagnola per il primo, la Colombia per il secondo. Al di là del concept alle spalle, però, le quattro tracce si lasciano apprezzare per il riuscito accostamento di elementi, all’apparenza distanti: Sequrity marcia su cadenze dub e oscuri sciami industrial, percussioni e vocal andini offrendo un’immersione avventurosa in una selva oscura; Anthophobia, pur avendo le sembianze del classico dipinto ambient, viene spezzata da un fulmine di bassi in eco, sferragliate e inquietudine. La minaccia, passeggiando in riva al mare, è sempre costante.

Le atmosfere più calde e dub del precedente Problems sono messe da parte per una palette sonora tendente al nero, dagli andamenti kraut-industrial, dai toni spirituali ed esoterici (Recall Your Bones). Materia in cui i Primitive Art dimostrando di essere a proprio agio.

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