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In bilico fin quasi all’ultimo per questioni di tagli ai finanziamenti, il Premio Tenco 2012 si presenta infine ai nastri di partenza con una formula sui generis ma che col senno di poi si rivelerà efficace: due serate speciali a Sanremo, altre tre a dicembre nell’inedita Novara con la consueta consegna delle Targhe (ad Afterhours, Zibba, Colapesce, Avitabile e Baccini). La due giorni sanremese guarda alle radici e ai rami, cercando nel mezzo un tronco la cui linfa colleghi e nutra il tutto. La prima sera è un doveroso omaggio a Woody Guthrie, la seconda (non all’Ariston ma nel più confortevole Teatrino del Casinò) un focus su una manciata di nomi più o meno nuovi selezionati attraverso lo scounting sul territorio de Il Tenco ascolta.

La giornata in memoria dell’autore di This Land Is Your Land si apre nel pomeriggio con un denso e lungo convegno in cui intervengono Alessandro Portelli  fra i maggiori esperti italiani di letteratura e cultura nordamericana – e alcuni dei protagonisti della serata. Nello specifico, Davide Van De Sfroos, Giovanna Marini, Ambrogio Sparagna, Sarah Lee Guthrie (nipote di Woddy), The Klezmatics, Luigi Grechi e il ben più noto fratello Francesco De Gregori, oltre ai King of the Opera. 
Proprio questi ultimi aprono le danze all’Ariston con una Song to Woody di Bob Dylan riletta con perizia, prima di anticipare una traccia dell’esordio discografico del nuovo progetto di colui che fu Samuel Katarro. Tocca poi a un Van De Sfroos che riscrive in dialetto lacustre This land is your land e Do Re Mi, giocandosi poi la sua Il camionista Ghost Rider in un breve set chitarra-voce-violino che conferma l’abilità del comasco nel giostrare parole dentro (ma anche fuori) il proprio idioma natale. Di seguito Giovanna Marini – con un disco in uscita dedicato anche a Guthrie – riprende alcune pagine dell’americano con la solita mistura di candore, precisione tecnica e l’intensità di quando la Storia si fa musica e viceversa. Nessun duetto però con De Gregori che arriva insieme ad Ambrogio Sparagna e alla sua Orchestra Popolare Italiana per proporre alcuni brani dall’ultimo progetto discografico congiunto “Vola vola vola”. Un lavoro nel quale brani popolari e del Principe rinascono a nuova vita insieme al Principe stesso, che su palco in compagnia dell’ensemble filologico-energetico di Sparagna sembra aver ritrovato ispirazione, levità e una forma invidiabile. De Gregori si sposta poi all’armonica e lascia a Luigi Grechi il compito di mettere la voce ad alcune reinterpretazioni di Guthrie in uno strano ma riuscito connubio fra country-folk e musica popolare appenninica. Del tutto votato al country-folk, invece, il set di Sarah Lee Guthrie, brava senza entusiasmi; di altissimo spessore l’esibizione dei Klezmatics: con Lee Guthrie cantano brani di Woody e poi snocciolano qualche pagina del loro grande repertorio, che significa sonorità klezmer, accenni funk e tanta aurea newyorchese cosmopolita. Degno finale di una serata senza cali di tensione ma con diversi momenti importanti. Insomma, formula riuscita.

La seconda serata al Casinò inizia con i Favonio (malridotto incrocio fra gli Avion Travel e il Capossela pre manovelle) e non regala molto di di più con Matteo Castellano (un po’ Bugo un po’ Buscaglione) e Anna Granata (tanta voce e nessuna canzone rilevabile). Il tutto decolla con un Dimartino che dimostra personalità autoriale a fronte di una voce non abbastanza vigorosa e ancor di più con Dino Fumaretto, nel consueto voluto fraintendimento fra canzone d’autore, cabaret e oscurità esistenziali. L’apice sono tuttavia i Saluti da Saturno: iniziano con l’Endrigo di Io che amo solo te portato nello spazio iperonirico dove si trovano le loro canzoni gentili e dense, a cui dà manforte l’ottima interpretazione non solo vocale di Bruno Orioli. Dopo il set di Paolo Zanardi (artista presentato come una sorta di erede di Ciampi che però del livornese ha forse solo la vena alcolica) chiude Daniele Silvestri con un mini besf of della sua produzione. Backing band, i Selton, in vero un po’ trattenuti rispetto al solito fragrante modernismo carioca con cui hanno rivestito i brani di Jannacci. Tirando le somme: prima serata splendida, seconda ad alti e bassi (ma è normale visto il taglio della cosa). Le crisi non aiutano mai, certo è che a questo giro il Club Tenco ha tradotto la necessità in virtù, facendo leva sulla propria storia (De Gregori) e tornando ad un ruolo forte di veicolo di tradizioni e futuro. Chapeau.

Ps: le due serate sono state interamente registrate e sono disponibili in mp3 ad un prezzo irrisorio sul sito del Club Tenco (www.clubtenco.it) come forma di sostegno al Premio.

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