Recensioni

Fedeli alla linea di suggerire qualcosa di più grande della musica nelle loro canzoni, tornano i CSI pur prefissati Post, comunque già un passo avanti rispetto alla ragione sociale Ex-CSI che li aveva visti – con questa stessa formazione, quella originale a parte Angela Baraldi per Giovanni Lindo Ferretti, senza Ginevra di Marco e con Simone Filippi alla batteria – riproporre in tour il glorioso repertorio anni ’90. Ci sono molti motivi dietro a questa sorta di reunion perseverata: i settanta anni dalla Liberazione, i venti da Materiale Resistente ed il percorso creativo/esistenziale che ha visto Zamboni tradurre in libro (L’eco di uno sparo, Einaudi) la ricerca compiuta riguardo l’assassinio del nonno avvenuto il 29 febbraio del 1944 per mano dei GAP.
Con nel cuore il “dovere della complessità”, si è partiti da qui per riflettere sul tema quanto mai attuale del nemico, della natura comunque civile di ogni guerra, del guardare negli occhi questo affare sporco che sono le vittime di ogni conflitto, condannando innanzitutto quel nascondere sotto il tappeto che è stato il dopoguerra italiano e che ancora dura. Oltre a riunirsi nel Teatro Sociale di Gualtieri (in fase di ristrutturazione) per incidere i pezzi nuovi, Zamboni e soci hanno avviato un fundraising per produrre Breviario Partigiano, cofanetto composto da CD, DVD ed un libretto (fatto a forma di breviario, rivestito in pelle nera e con segnalibro rosso di prammatica) contenente ben 120 tra testi e interventi di scrittori e musicisti.
Il film Il nemico – Un breviario partigiano, diretto da Federico Spinetti e prodotto da Lab80film, segue le premesse storiche, territoriali e umane nonché i primi passi del progetto risalendo le radici musicali fino ai CCCP, tenendo in primo piano uno Zamboni mai tanto franco e sereno (emblematica la sequenza di lui che dopo quindici anni toglie un adesivo che ricopriva il suo volto in una foto dei CSI). Venendo al CD, assieme ai pezzi nuovi il disco comprende la riproposizione di tracce live storiche come Linea gotica, Guardali negli occhi e Cupe vampe. Inutile girarci intorno: se la quadratura sonora è sempre potente e suggestiva, malgrado sia inevitabilmente legata a quel periodo, a pagare pegno sono le voci. O, meglio, ad imporsi è l’assenza di una voce, quella voce.
Il punto non è quanto la Baraldi sia brava o adatta, ma il fatto che con Ferretti non è possibile confrontarsi. Con lui che non era (non è, per sua stessa ammissione) un cantante, semmai una presenza lucida e allucinata, ieratica e dissacrante, una “situazione” da palcoscenico che stendeva uno sguardo scomodo oltre il rituale del concerto e della produzione discografica. Sostituirlo con un (o una) cantante è impresa incauta, quasi impossibile. Non a caso un pezzo come Vorremmo esserci – contenuto in Un’infinita compressione precede lo scoppio, disco di Zamboni e Baraldi del 2013 – dalla melodia che esige un cantato piuttosto lirico, riesce molto bene appunto perché costruito per la voce della Baraldi.
Gli inediti stanno più o meno a metà tra questi estremi: Il nemico parte con un reading e va a dipanarsi elettrica, la title track possiede belle fragranze popolari, Senza domande è cupa e spigolosa, mentre 29 febbraio è reading su trepida base di tastiera. Nulla che possa farci gridare al miracolo, ma tutte abbastanza intense da suggerire che se qualcosa da qui in avanti dovesse davvero accadere (Zamboni ha dichiarato un riavvicinamento, almeno umano, con Ferretti), in fondo non sarebbe male che accadesse.
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