Recensioni

6.5

Avvistati in rotta verso il blu dai torrioni del post-rock e dell’indietronica post-shoegaze europea, a distanza di due anni dall’acclamato Flares,i genovesi Port Royal tornano a attraccare a Reykjavík e Glasgow con Afraid To Dance. Già dalla copertina, una clip in super8 che ritrae alcuni ragazzi in azione di gioco, si può già intuire un immaginario Boards Of Canada di spazi e tempi della pre-adolescenza tra speranza, memoria e malinconia. E così è (se vi pare) con laptop, tastiere e chitarre a muoversi tra le coordinate tracciate da Mogwai, Slowdive, Pan American, Sigur Rós, Mum.

Si va dalla cosmica all’acquatica, dalla psyco ambient della casa, a scenari più scuri tipo 4AD e qualche incursione a mo’ di balena sott’acqua nell’ambient House e nella drum’n’bass, il tutto performato con gusto e una caparbia ricerca di classicità. L’esordio non era differente ma possedeva pizzichi di grande classe che lo distinguevano dal luogo comune, aspetti che in Afraid To Dance, paiono dissipati o convertiti alla “descrizione dell’attimo”. Forse qualcosa s’è perso. Un passo a lato più che uno avanti. Soltanto un buon disco.

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