Recensioni

6.6

Staremo peccando di sopravvalutazione, ma ad osservare la recente serie di uscite Planet Mu tra Kuedo, The Host e Last Step sembra di scorgere una traiettoria particolarmente ambiziosa: la definizione di un neoclassicismo colto che serva da direttiva prospettica per la nuova generazione, uno storicismo raffinato che non è solo riscoperta cosmic, ambient o acid, ma più in generale funge da base stilistica di riferimento per i ventenni di oggi, come a voler colmare un vuoto nella coscienza storica dei giovanissimi che si son persi i '70 più nobili.

La new entry Planet Mu Polysick è un producer romano già avvistato su Strange Life e 100% Silk e rientra benissimo in questo discorso: l'amore per il classico investe stavolta la fase nascente house (tra le tangenti acid di Transpelagic e le ambizioni ambient di Taito), il culto per le ambientazioni sviluppato dalla vecchia scuola cosmic (Lost Holidays, Gondwana) e le smanie intelligent più a portata di mano (Drowse, Loading..), il tutto ovviamente riproposto in chiave personale, con un particolare assetto minimal/abstract che sboccia in Tic-Tac Toe, certe propensioni droniche (Meltinacid) e una cura certosina del mood sghembo e misterioso che oggi fa tanto cool (Caravan e Preda le più intriganti).

Il disco mostra sufficiente passione e ispirazione da non suonare retrò ed ha lo spessore giusto per far colpo sui ricercatori di buona musica (soprattutto su coloro che lo accolgono come novità del tempo, vedi il vuoto di pocanzi). Eppure resta netta l'immagine di un sound che non vuol dare concretezza, ma disegnare circonvoluzioni nell'aere, un percorso coltivato come esperimento sul suono e sulle sue potenzialità induttive (Polysick stesso focalizza l'attenzione sulle associazioni visive che si legano alle tracce). Un'ambizione astratta che ne fa più una questione per cultori: intenzione che fa pienamente parte dei binari Planet Mu odierni, lecita e appagante a patto di non trasformarsi in dottrina aristocratica calata dall'alto, che punta a dettare i tempi invece che seguirli. Il retrofuturismo va bene, ma occhio alle misure.

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