Recensioni

Tra il seminale Germ Free Adolescents delle sue X-Ray Spex e l'odierno Generation Indigo c'è di mezzo un'intera generazione. Anche se deve convivere con un tumore da poco diagnosticato, Poly Styrene sembra comunque intenzionata a riprendersi un po’ di vita sui palchi dopo la reunion della sua storica band. Ripulitasi dalla sporcizia punk già dall'album solista Translucence del 1980, l'icona si presenta oggi con 53 primavere alle spalle e Martin ‘Youth’ Glover in cabina di regia.
Il personaggione – per gli smemorati – ha collaborato praticamente con tutto il gotha della musica elettronica e rock: Killing Joke (dove suonava il basso), Paul McCartney, Verve (ha co-prodotto Urban Hymns), remix per Primal Scream e per una lunga batteria di band anni 80, che qui prepotentemente tornano remiscelate al punk: Yazoo, Duran Duran, Bananarama, Art Of Noise, Depeche Mode e molti altri. Non da ultimo, l’uomo è una parte importante degli Orb.
L’estetica di Generation Indigo va a ripescare dei suonini di tanto tempo fa, scontrandosi con la moda del giro mesh di M.I.A. (No Rockefeller) e del power now-pop di La Roux, Beth Ditto e delle altre ragazze che oggi riportano in auge le incazzature del punk conciate però con creste e cravattine da figlie di papà. Che il disco non sia un capolavoro è un dato di fatto. Suona comunque decente in alcuni pezzi dal tiro rock (White Gold), power (L.U.V.), blues acustico (Electric Blue Monsoon) e reggae (la mano del dub di Youth ci sta tutta in Code Pink Dub). Niente di esplosivo, ma qualche ascolto se lo merita, consegnando singoli che potrebbero suonare molto bene in radio. Un antidoto che speriamo dia la carica a Poly per uscire dalla malattia e per tornare a farci sognare.
Amazon
