Recensioni

Strutture ripetitive dandy disco, ispirazioni da camere blindate berlinesi, qualche synth senza troppo pompaggio sui bassi. Schemi che riprendono una sorta di minimalismo americano, che ricorda molto le lezioni produttive di Arthur Russell e soci e che l’ha portata sui palchi del tour di Sound of Silver degli LCD Soundsystem di James Murphy, amico e mentore per l’uscita suo secondo disco, W. Questa fino ad oggi è stata la ricetta del suono Planningtorock. Una sorta di resa dei conti con la plastificazione dell’house, dell’IDM e della hipster-house su binari equamente distribuiti fra le due sponde dell’oceano (Berlino e New York).
La proposta di Jam Rostron ha poi un’altra grande connotazione che non può essere taciuta. La sua musica esprime idee politiche, incentrate sulla ricerca e sulla critica di quello che è oggi la sessualità o lo strapotere del maschio. Ma non è una rivoluzione dall’interno come potrebbe essere la mistica di Antony, bensì una cosa più urlata, meno intima e più di pancia, anche se ciò non è sintomo di improvvisazioni sul messaggio o sulla presa di coscienza dello stesso. Problemi e ipotesi di analisi che condizionano la vita dell’artista: la genesi di questo terzo full length ha infatti comportato una crisi creativa; dopo il buon W., infatti, Janine non voleva più suonare. Tre cose le hanno dato una nuova spinta: un cambio di nome (da Janine a Jam) per mascherare o confondere il genere, l’uscita nel marzo 2013 del Mysoginy Drop Dead EP – che contiene una buona tripletta di singoli (qui sono incluse le due tracce più incisive: la titletrack e Public Love, sorta di controcanto a Blind degli Hercules And Love Affair) – e, precedentemente, la pubblicazione del singolo Patriarchy Over & Out.
Le dodici tracce sono state guidate dalla liaison professionale in studio di registrazione con Olof Dreijer degli Knife, Hermione Frank (aka rRoxymore, già in split sull’etichetta Human Level della stessa Planningtorock) e Paula Temple (produttrice britannica di techno). Già dal primo singolo Welcome, pubblicato qualche mese fa con un video diretto dalla stessa Rostron, si era capito che l’aria sarebbe stata più fresca, più aperta (in particolare lì c’erano gli arrangiamenti d’archi ad impreziosire la proposta). A seguire, nel disco sono presenti suggestioni ’80 (Human Drama, con quei synth vecchissimi, ma aggiustati da bassi now e da una voce femminile abbassata di qualche semitono, in modo da rendere ambiguo il genere, che nel ritornello viene definito “just a lie“), evocazioni di paesaggi blues à la David Lynch (Answer Land) e ricordi DFA (nella già citata Misogyny Drop Dead, ma come abbiamo già detto il singolo è un po’ precedente e quindi già vecchio stile). Per chiudere il bouquet si aggiunge la malinconia sonica retrò della colonna sonora di Drive (Steps, per chi scrive il miglior pezzo).
Planningtorock è l’incarnazione dell’androgino digitale, l’Antony 2.0 che esce allo scoperto, mascherato dalle macchine ma non per questo zitto dietro ad una pagina Facebook. La rivoluzione si può ancora fare? Sembra di sì, ovviamente partendo da quello che è uno dei soprusi più infamanti, e cioè il potere dei maschi sulle femmine, del patriarcato sul (mai sperimentato) matriarcato. È bello che un disco di synth pop faccia parlare di queste cose, un’era geologica dopo quelle battaglie del femminismo che in molti campi hanno perso mordente. Anche se lo scorso anno la F maiuscola ha preso parte a molti dei dibattiti internazionali (vedi le dichiarazioni di Miley Cyrus, Grimes, Bianca Casady delle CocoRosie e gli stessi Knife, per non parlare della vicenda Pussy Riot).
Qui si cerca di andare oltre, perché si annulla il genere e si lotta per una libertà universale. In un momento storico in cui la figura dell’uomo/padre viene messa sempre più in discussione, il disco di Planningtorock è un fulmine a ciel sereno, sia per la produzione che per il messaggio. Seguirà doverosamente dibattito. Un lavoro politico, ascoltabile da un pubblico eterogeneo, vario e ben costruito. Il primo grande classico del 2014.
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