Recensioni

Matt Canham e Abi Dersiley si sono conosciuti ai tempi della scuola, a 11 anni, ma pur crescendo assieme i loro interessi musicali sono rimasti a lungo separati; se l’interesse del primo era rivolto all’hip-hop, al soul e al mondo della produzione, Deesiley ha a lungo fatto parte di una metal band in perfetta linea col suo cupo temperamento. I Plaitum sono nati molti anni più tardi e il loro omonimo Ep d’esordio – pubblicato per la Wolfe Tone di Paul Epworh – è il risultato di un equilibrio maturato nel tempo tra le due metà: un mix fatto dell’elettronica disturbante dei Crystal Castles ma abitato da un pop a tratti claustrofobico e a tratti sensuale, parte Lana del Rey e parte Grimes.
Constraint è una sorta di concept album che si costruisce attorno al concetto di relazione. Ognuna delle tre parti in cui è divisa la scaletta, a detta dello stesso Canaham, esplora un rapporto da punti di vista differenti. Ogni sezione, pur riuscendo a mantenere la propria individualità, rappresenta un tassello di una narrazione più ampia congegnata in modo da non soffocare la natura delle singole tracce. L’arrangiamento si basa su grassi ed ipnotici beat su cui si stagliano synth acidi e hook accattivanti. Dunque a un’impostazione abbastanza leggera, il duo gioca a contrasto con smalti industrial, venature glitch e oscuri bassi a disegnare atmosfere tetre e stranianti.
L’album si configura quindi come un Giano bifronte di cui una facciata rappresenta l’approccio più pop, fresco, moderno e accattivante, mentre l’altra mostra un lato più oscuro che apre la strada a sensazioni viscerali e suggestioni angoscianti molto più vicine al mondo della darkwave. Ovation, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, è la perfetta rappresentazione di questo immaginario: il ritornello, impossibile da dimenticare, si accompagna a beat sincopati e clapping claustrofobici; Yearing invece è contaminata da influenze trip-hop, mentre Slave Red Stang rappresenta la parte più suadente e morbida del disco.
Contraint è il frutto di un equilibrio tra diversità, un gioco di forza tra contrasti che non si lasciano vincere ma che si incontrano, si seducono, si uniscono e ritornano a scontrarsi.
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