Recensioni

Sono i Plaid, questi di Feorm Falorx. Ed essere i Plaid, ovvero Ed Handley e Andy Turner, significa incarnare ancora un’identità ben riconoscibile che da trent’anni – dai tempi dei Black Dog – esplora il suono del futuro (di un futuro), attraverso i circuiti e le sinapsi elettroniche dei computer.
Qui, in questo che è l’undicesimo disco in studio, il futuro è ancora un altrove, rappresentato da un universo immaginario, con tanto di graphic novel a raccontare un festival che va avanti all’infinito su un pianeta lontano – Falorx, appunto – al quale i Nostri hanno idealmente partecipato e dal quale proviene questa musica. Ma lasciamoci alle spalle queste – sacrosante – sbrodolature contestuali, perché nella musica dei due c’è nei fatti già tutto.
La ricerca sonora (e concettuale) dei Plaid, come di nomi grandi e piccoli del panorama IDM di inizio ‘90, si è dopotutto fin da principio occupata di “altrove”: provando ad abitare quella terra di nessuno infinita, aperta nelle fessure tra bit e pixel di marchingegni un tempo ingombranti una scrivania intera e ormai passato remoto, In questo presente che ha superato a velocità supersonica qualsiasi idea o immaginario dell’epoca, allora, la loro musica – sempre coerente e fedele a se stessa – ha ancora il merito di esplorare territori che, seppure siano in teoria obsoleti, rétro, o addirittura vintage, suscitano nostalgia, curiosità e interesse.
Lo fanno con tracce che – dopo le, relative, sperimentazioni del precedente Polymer – si consolidano a partire dalle melodie aliene dell’iniziale Perspex, che ci traghetta poi in una doppietta super-rétro e praticamente caricaturale degli anni ‘80 plasticosi (Modenet, Wondergan), prima di imbracciare correnti acide nella techno up-tempo di C.A.. Con Nightcrawler si manifesta un basso kraut che alimenta a pieno una vocazione da soundtrack, testimoniata anche in una Cwtchr dove rilucono ritmi latineggianti o in una Bowl dall’anima notturna. Return to Return sfida le leggi ritmiche con il tintinnare di una hang drum, Tomason e Wide I’s chiudono i conti dapprima in salsa big beat metallico e poi con una sorta di dembow immaginario.
Mantenendosi a metà tra il riconoscibile e quell’aura di ignoto, i Plaid chiudono un altro disco che li conferma ispirati nel gusto melodico e in un’immaginazione ancora vivida. Sempre un piacere quando vengono a trovarci dai loro universi paralleli.
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