Recensioni

4.5

“Non ci sono Pixies in questi Pixies”, dice Pitchfork. “Non so se mi accetterete. Non so se vi accetterò. Ma abbiamo questo ricordo. Possiamo riprovarci?”, dice Black Francis. Nessuna via di mezzo. O, con l’uscita definitiva di Kim Deal, facciamo finire la storia con Trompe Le Monde. Oppure diamo una possibilità ai Pixies del 2013. Tertium non datur.

Senza entrare, volutamente, nel merito delle implicazioni artistiche, biografiche, economiche e persino discografiche di questa vicenda (si ricorderà, iniziata con la rimpatriata trionfale di nove anni fa), il dovere di cronaca ci impone di dire che queste quattro canzoni sono le prime pubblicate dai Pixies negli ultimi ventidue anni (se si eccettuano Bam Twock e Bagboy, uscite sul web rispettivamente nel 2004 e nel giugno scorso, due settimane dopo l’annuncio dell’abbandono della bassista), e costituiscono la testa di un’annunciata serie di EP che troverà diffusione esclusivamente attraverso il web. Ed è adesso che il nostro compito si fa arduo, perché avremmo preferito fermarci qui e lasciarvi alla messe di recensioni e pareri a dir poco controversi già ampiamente disponibili in rete.

Ora, pur non abbracciando l’integralismo dei nostri colleghi d’Oltreoceano (l’1.0 di P4k è del tutto ideologico, risposta secca e implacabile al patetico “I beg for you to carry me” che Francis piagnucola in Indie Cindy implorando, di fatto, il pubblico indie a non abbandonarlo…), fatichiamo davvero a trovare qualcosa che sia degno del nome Pixies in questo EP. O meglio, qualcosa che sia degno d’essere ascoltato.

Mettiamo pure da parte l’ingombrante passato, nonché gli inevitabili imbarazzi di ripresentarsi oggi, senza un membro fondatore e per di più con il ferro inesorabilmente raffreddatosi dopo interminabili e logoranti tour autocelebrativi. Semplicemente, questo EP-1 non è proprio una gioia per le orecchie. Brani fiacchi, senza tiro, neanche particolarmente efficaci dal punto di vista melodico. Andro Queen è una ballata eterea e bizzarra che poteva andar bene, al massimo, per un album solista di Charles, e non saranno certo i richiami alla fantascienza, la chitarra acustica indolente o le frasi in esperanto a far venire in mente i Pixies. Nel suonare né più né meno come un pezzo minore dei Weezer, Another Toe In The Ocean è quasi paradigmatica di quanto il tempo a volte sia tutt’altro che galantuomo e, anzi, possa riservare scherzi beffardi e crudeli. A parte i versi imbarazzanti cui si faceva riferimento un po’ più su (cui aggiungeremmo un non proprio memorabile “you put the cock in cocktail”), Indie Cindy è quella che si gioca – si brucia – più chance: parte alla Where Is My Mind?, riprende anche interessanti schemi sghembi alla Surfer Rosa ma si perde in un testo prolisso e in una struttura che l’affossa decisamente, per non parlare della ridicola melassa che sommerge il ritornello. In coda, What Goes Boom forse è la più probabile del lotto in quanto pare riprendere esattamente da dove avevano lasciato Bossanova e Trompe Le Monde: certi riffacci hard rock, aperture melodiche surf e un Joey Santiago in gran spolvero (la sua è la prova più credibile, a ben vedere). Un po’ poco, e non esattamente da manuale.

Invecchiati male, ridondanti, stucchevoli, francamente imbarazzanti: ai Pixies del 2013 non possiamo nemmeno fare l’augurio che indirizzammo ai Bauhaus del 2007, quando definimmo il loro Go Away White “una macchia che verrà coperta dalle sabbie del tempo”. Il secondo EP uscirà a novembre.

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