Recensioni

6.9

Partiti a metà anni Novanta, quando lo standard era il grunge e il rock in italiano stava per diventare maggiorenne con pietre miliari come Hai paura del buio? degli Afterhours (a quel disco Alessandra Gismondi contribuirà collaborando alla stesura del testo di Lasciami leccare l'adrenalina), i Pitch si sono adattati al nuovo millennio cambiando d'abito con una certa facilità. Smessi i panni della band rapita da una Seattle punk-noise versante Hole non priva di spunti interessanti – recuperate Bambina Atomica e Velluto, se li trovate – i Nostri hanno scollinato nell'Era del Mp3 riprendendo l'inglese del primo EP (1994) e riconvertendosi alla wave dissonante/evocativa di scuola Blonde Redhead con A Violent Dinner. Un disco che tre anni fa è servito alla “vecchia” guardia (la Gismondi citata in apertura) per mettere in ordine le idee dopo otto anni di silenzio e ai nuovi arrivati (Luca Bandini, Christian Amatori e Nicola Rambelli) per ridefinire i ruoli all'interno della formazione.

Comme Un Flux non cambia di molto le cose. Al massimo le aggiusta e le perfeziona, confermando ispirazione, direzione e buone intuizioni. In un succedersi di atmosfere sognanti francofone (la title-track) e sensualità (Divine), malinconie urticanti (Breakfast And Stars) e labirinti wave (Dna) dal fortissimo imprinting blondrediano. Del resto i nuovi Pitch (senza parentesi attorno alla P) mantengono piccole fissazioni e pregi del passato: tra le prime il bisogno di rientrare in un immaginario riconoscibile – e a suo modo istituzionale – legato a filo doppio alle passioni di chi suona, tra i secondi la capacità di scrivere ottima musica entro i suddetti canoni.

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