Recensioni

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Probabilmente ai Pissed Jeans dell’etica punk è rimasta la voglia di provocare, di giocare, perché fondamentalmente Why Love Now è tante cose, tra cui una manifestazione sonora della cultura del trolling. Dodici tracce che vomitano misoginia, ironia e voglia di trascinare il pubblico in ascolto, altrimenti anestetizzato, a riflettere (?) sull’odierna situazione; infatti Korvette a proposito di The Bar is low afferma: «parla di come ognuno sembri rivelarsi un autentico stronzo».

Prodotti, tra gli altri, dalla regina della no wave Lydia Lunch, i Pissed pagano il tributo con tracce sporche (Waiting On My Horrible Warning), spoken word tribali a cura di Linday Hunter (I am A Man), ma senza averne l’afflato o la carica sovversiva. Matt Korvette (voce) oscilla tra una cristallina e conclamata citazione della Rollins Band (IgnoreCam è l’ombra di Low Self Opinion dell’ex Black Flag) e il riprodurre in modo poco fantasioso il fu Lemmy Kilmister (The Bar is Low, Activia). Alla fine il quartetto dalla Pennsylvania, al quinto disco (quarto con la Sub Pop), confeziona un lavoro onesto, non pedestre come altri del giro, più vicino all’hard rock e al noise di gruppi che ostentano una linea più dura.

Why Love Now, che ha il suono di una domanda retorica, non prova a decostruire nulla e neanche a creare: squarciando le urla hardcore e una batteria incessante e compassata, i Pissed Jeans si accontentano di rivelare qualcosa di germinale mettendo sul tavolo – attraverso una palpabile sensazione di disagio – questioni come la guerra civile di genere, oggi più che mai una realtà tesa, torbida e spezzata.

 

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