Recensioni

7

Sono sempre più luridi e sboccati i Pissed Jeans, e male accettano il passaggio alla maturità. Questo è ciò che risulta dall’ascolto di King Of Jeans, nuovo capitolo della saga del quartetto from Pennsylvania in uscita per Sub Pop. Nulla che si discosti dai precedenti incendiari album, ma sembra essere l’acquisizione di una “maturità compositiva” il segno di questo terzo passo.

L’attacco è al solito di una brutalità indefessa: False Jesii Part 2 (punk-noise pachidermico e scartavetrato che si sviluppa su un giro ossessivo di chitarra), Half Idiot (basso caterpillar alla Melvins + sproloquio da primi Oxbow + senso melodico à la Bleach), Dream Smotherer (hard-punk straight in your face, senza sconti né compromessi e dal peso specifico altissimo) sono le gemme dirompenti e sfatte che inaugurano un album che, peggio dei precedenti, ignora il senso del termine riflessione e/o pausa consolatoria.

Nella musica dei Pissed Jeans è sempre tutto tirato allo spasimo: le chitarre vanno di grattugia a grana grossa, la sezione ritmica procede di clava e randello, ma è soprattutto la voce di Matt Korvette, un Pink Eyes dei Fucked Up forse lievemente (e dico lievemente per usare un eufemismo) più aggraziato e melodico, a segnare in lungo e in largo i 12 pezzi dell’album. Una voce che incendia ogni singolo pezzo, roca, ubriaca, ferina, ferocemente aggressiva e urlata allo stremo; nello stesso, identico modo in cui i restanti tre stuprano un noise-rock che non proviene dall’asse NY/Minneapolis degli anni ’90, bensì dal sottobosco punk e post-punk americano (con Stickmen With Rayguns e Flipper – veri e propri passioni dei quattro – su tutti): convulso, stranito, sgraziato e deforme. E iconoclasta, of course.

Si chiamano Pissed Jeans e se si pisciano nei pantaloni, potete star sicuri che non è per timidezza.

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