Recensioni

Con Get Back i Pink Mountaintops arrivano al quarto disco, ed è segno che Stephen McBean ci crede davvero in questa carriera solista lontano dai Black Mountain. Stavolta poi il Nostro ha fatto le cose in grande, con una manciata di ospiti importanti (a partire da J Mascis) e una nuova immagine da offrire al suo pubblico, ridefinita nel mare magnum dell’indie lo-fi; in questo senso possiamo leggere le dichiarazioni di Jagjaguwar, pronta a giurare che North Hollywood Microwaves è la canzone più sporca mai registrata a casa loro (ma loro registrano sempre con la colf, mica sono la Siltbreeze) e i video in salsa d.i.y. che vanno a ripescare l’immagine in VHS.
L’operazione lo-fi è perlopiù un fuoco di paglia ma non intacca il valore di Get Back, ennesimo disco indie rock infarcito di risvolti psichedelici che pare ancora più ludico dei suoi predecessori. Si ha quasi l’impressione di assistere alla sindrome di Peter Pan del 45enne McBean, un viaggio a ritroso verso l’adolescenza con parecchi episodi teen (Through all the worry o Shakedown), amore per il rock’n’roll (la famosa North Hollywood microwaves, che segue il filo giocoso della Dot wiggin band) e immancabili piccole malinconie, come la cavalcata spruzzata di western che è Wheels. Ed è questa voglia di gioventù, in fondo, la peculiarità di Get Back, al netto delle scrittura psych sempre molto variegata che spazia dal motorik di Ambulance City ai classici seventies americani.
Certo, non è un disco che farà Storia, perché si trova qualche passaggio a vuoto (Sixteen) e non c’è un vero salto di qualità rispetto al passato. L’impegno profuso da McBean per aggiornare la formula Pink Mountaintops, comunque, ha dato frutti assolutamente apprezzabili.
Amazon
