Recensioni

7.3

Per chi bazzica la nightlife berlinese, Pieter Kock è meglio noto come DJ Peacock (ma anche Billie & Ballie, Taladu), figura di spicco e organizzatore del bar/club O Tannenbaum. Bright Bars From The Stars, il suo sesto album dopo Facial Recognition del 2022, rappresenta un ulteriore capitolo di una personale visione psichedelica, intrecciando un variegato universo di ritmi elettronici downtempo, tribali e dal sapore dub. Il risultato è un viaggio sonoro dove le tastiere traducono visioni cosmiche e oniriche, mentre distopie mai troppo inquietanti invitano formano trame notturne che invitano alla scoperta di sé come del prossimo attraverso lenti post-rave.

L’album si snoda in un continuum che evoca le campagne trasfigurate di Harmonia, Cluster e Brian Eno, così come i paesaggi metafisici degli Orb e dei KLF, senza mai scadere in citazioni esplicite. Il microcosmo sonoro di Pieter Kock, con le sue melodie, ritmi ed effetti sapientemente orchestrati, si regge in modo autonomo. Se proprio si vuole tracciare un parallelo, lo si può fare con l’universo surreale di Piotr Kurek e le sue documentazioni extraterrestri. Ne emerge un “suono botanico”, espressione di germogli e fioriture, come accade in Snowly White Hammond Birds, o di una fauna più spettrale e interlocutoria, evidente in For Feldman (un omaggio al compositore americano delle Nature Pieces) e nella cinematica Haunting To The Future, che richiama le colonne sonore immaginarie di Eno.

La tracklist è varia e sfaccettata, spaziando tra umori balearici di fine anni ’80 (Bright Bars From The Stars), minimalismi tardo Philip Glass (This Bamboo Is Poisoned), eppure mantenendo una coerenza di fondo. Ogni traccia si configura come un tassello di un mosaico incantevole o come un cocktail servito al bancone di un bar in un’altra galassia. L’intero album è un invito alla scoperta, una costellazione di suoni e visioni che trascende generi e confini.

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