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7

Disco autunnale o comunque perfettamente aderente a questo periodo di transizione tra stagioni, mosso com’è tra barlumi di luce e soffusa oscurità, sommovimenti letargici e spunti di rinascita, You dimostra lo spessore raggiunto dalla formazione canadese e ne giustifica la stima raccolta in più di un decennio di fiera produzione discografica. Musica umorale e umbratile che continua a (s)materializzarsi in un interstizio, come si notava per il precedente, ottimo, Become Secret, tra il post-rock più etereo e le varianti più intimiste e fumose dello slow/sad-core e che fa della visionarietà cinematica uno dei suoi architravi portanti. Le corde rendono il tutto sfumato e scivoloso, relegando le architetture sonore di Liz Hysen, Brandon Valdivia e Nick Storring a cromie virate seppia, atmosfere da tramonto color pastello, slabbrature notturne su cui aleggia perennemente un senso di funerea eleganza e algida distanza in grado di rendere alla memoria tanto i mai dimenticati Gowns quanto certe astrattezze disegnate dai Father Murphy meno ossessivi e definire un mood che nelle varie sfumature non si discosta da un malinconico spinto.

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