Recensioni

5.5

Sconosciuti nel nostro emisfero, i neozelandesi Phoenix Foundation sono in giro dal ’97 e in carniere vantano tre lp e diversi premi nazionali: all’altezza di questo quarto disco – pubblicato in madrepatria nell’aprile 2010 – la Memphis Industries tenta di introdurli sul mercato europeo e chissà. Un tour d’inizio annata già è programmato e l’etichetta è ben conosciuta agli appassionati di indie-pop. Termine che peraltro definisce uno spazio vuoto nel quale la gente oramai infila di tutto e sovente senza ragion veduta, così che anche Buffalo tanto darsi da fare non lo spiega.

Decolla con una certa classe, infatti, sulle ali del sinuoso retrogusto popedelico di Eventually sull’omonima giostrina da James caramellati che si immaginano Coral o viceversa; siccome però far dischi resta ancora una scienza all'incirca esatta, successivamente si smarrisce in epica folk-rock, in ballate sconsigliate ai diabetici e in un’elettronica “rock” male integrata. Noia interrotta solo dalla frugalità melanconica di Bailey’s Beach, dolce oasi in un pastrocchio che ricorda chi, nei famigerati ’80, provò a fare il salto nel modo major e ne restò stritolato. Del resto, da chi trae il nome dal telefilm “MacGyver”, non pretendi mica la luna.

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