Recensioni

6.8

Un quarto di Joplin&Big Brother, un altro di Canned Heat, mezzo Bennato e il resto è gioia sincera che ricorda Giorgia o Libera Velo. In sintesi, country pop, più pop che country. Interno 3 è il terzo album dei Philos. Vi si possono trovare ricami à la Vince Gill (Passato di una piccola città, Ambaradan), saltimbanco bubblegum rockabilly (Non servono soldi) revival canzonetta (Cambia vita) senso orchestrale à la Delta V e tanto Sanremo (Pallottole d’argento), scuola romana vecchia e nuova (Manca un’ora, Non c’è bisogno) e prog-black (Le tentazioni di S.Antonio).

La voce di Sara Piaggesi, lucida e dinamica, non sbaglia mai, anche se tende a non rischiare più di tanto; i testi sono ironici e denotano una bravura rara oggigiorno nel condire temi personali e collettivi (Apriamo un bar). I brani più costruiti, quelli dove le ridondanze vengono esaltate, devono molto forse a Vittorio Descalzi, oltre che ad una personale capacità tecnica di Michele Malasoma alla batteria, ma il resto spreca poco e dà forma ad una bella identità. Interno 3 è il salto di qualità che ci si aspetta dopo album quali Ask e All Things Philos, e guarda caso tutto questo coincide con la scelta, onestissima, di cantare in italiano, accantonando, magari solo pro tempore, l’inglese di tutti, di troppi. Meno di tre quarti d’ora che, senza inventare poi chissà cosa, scivolano via che è una bellezza.

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