Recensioni

L’ emul rock non lascia apparentemente scampo a nessun sottogenere, contempla incessanti corsi e ricorsi ed eccoci quindi catapultati in pieni mid-eighties: tocca al pop chitarristico con risvolti psichedelico-simil velvettiani, che fece allora la breve fortuna di gruppi quali The Jazzbutcher, Aztec Camera e Waterboys, per ricordarne solo alcuni.
Ne sono interpreti gli svedesi Peter, Bjorn and John , al terzo disco con Writer’s Block, che suona fresco e va giù che è un piacere, tra echi alla Roddy Frame in erba (Paris 2004, Let’s Call It Off), il Jazzbutcher più ombroso (Objects of My Affection), innocue filastrocche indie-pop (il singolo Young Folks), la psichedelia pseudo-Cope-iana/Barrett-iana di Amsterdam, tra ballate sghembe alla Waterboys ed echi byrdsiani più sixties pop.
Writer’s Block suona fresco, e va giù bene, dicevamo, se non fosse che alla lunga il tutto appare formale e privo di mordente. Un gruppo che avrebbe certamente suscitato il genuino entusiasmo di Rockerilla circa 1984, ma che oggi appare fuori tempo massimo, buono per attirare i reduci di stagioni passate o suscitare interesse in indie kids amanti di un certo suono chitarristico.
Con molte riserve. Avanti i prossimi.
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