Recensioni

Un gruppo che è anche un insieme di teste pensanti distinte e attive su diversi fronti quello di Peter Bjorn e John da Stoccolma. Per dire, Bjorn Yttling si è dedicato alla produzione artistica di numerosi colleghi svedesi tra cui Lykke Li, mentre Peter Mòren si è già aperto una strada in solo con The Last Tycoon (del 2008). Del resto, la formazione, che con il presente lavoro arriva alla sesta prova in studio, non ha mai perseguito un modello o un'idea di progetto artistico vincolante: il popolare Writer’s Block (quello con il singolo Young Folks, per capirci) era fatto della più riconoscibile pasta indie-pop, il successivo Seaside Rock pasturava uno scuro instrumental folk, mentre il precedente Living thing (del 2009) proiettava i tre su varie direzioni tra le quali il binario wave tropicalista che tanto andava di moda qualche anno fa.
Gimme Some è l’album rock, o per meglio dire power pop, quello che da un lato risposa il cosidetto mainstream e dall’altro i soliti Beatles ma nell’accezione dei primi XTC (le anfetamine Mod di Black Book) o il più ampio paradigma indie per il grande pubblico promulgato dai R.E.M. elettrici (Tomorrow Has To Wait).
Infine, c’è tanto e di tutto dell’immaginario pop in queste compresse canzoni in media di tre minuti, dagli ovvi Sixties (Eyes, Dig A Little Deeper), fino al glam (Second Chance, (Don't Left Them) Cool Off), dal punk-rock (Breaker Breaker) al wave pop (la chitarra e basso primi U2 di May Seem Macabre). Il tutto infiocchettato senza fronzoli e grossi hit, con un gusto solare e positivo di lungo corso, dolcezze e anfetamine al passino. Onestamente pop rock. Bravi.
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