Recensioni

6.5

È da tempo ormai che Sub Pop non è più un’etichetta solo grunge e solo seattleite. Ammesso che lo sia davvero mai stata in modo esclusivo: Walkabouts e Codeine erano in catalogo già in piena grungemania. I radar della casa discografica sono sintonizzati ormai a trecentosessanta gradi in senso stilistico e geografico, negli States come in Europa, Polonia compresa: quest’ultima è il paese di origine di due recenti acquisizioni, la curiosa psichedelia dei Trupa Trupa e il cantautorato elettronico di Perfect Son, nuovo progetto di Tobiasz Biliński, già noto come Coldair, che ha conquistato il patron Jonathan Poneman, pronto a spendersi per lui con parole importanti.

Scordatevi le chitarre “sporche”, in ogni caso, e pure gli inizi acustici del titolare: con Perfect Son Biliński riparte dall’elettronica di Coldair per rivederla con un approccio pop più “aperto” – o più apertamente pop a seconda di come si vogliono misurare le parole. Un pop che unisce melodie ricamate e arrangiamenti dal sapore orchestrale a ritmi incalzanti e sintetici (ne è un esempio Lust) e prova accostamenti ad effetto – a partire dal falsetto soul bianco per una dark wave di impronta quasi “sinfonica” dell’iniziale Reel Me.

Un modo di comporre musica che nell’insieme si dimostra abbastanza forbito da evocare alla lontana i Talk Talk del periodo pop, e più direttamente il songwriting elettronico di Thom Yorke (soprattutto in It’s for Life e Old Desires). Allo stesso tempo, Biliński sembra giocare sul filo del citazionismo rétro, con certi synth “neoclassici” e ammiccamenti a linee di suono anni ’80 (le memorie di Soft Cell o Depeche Mode), accompagnati anche da scansioni sì ballabili ma dure, dai tratti vagamente industriali (o di sapore hip-hop nel finale di Almost Mine). Un mix di suggestioni che a volte funziona, altre si sfilaccia un po’ o cede a perdonabili e in qualche modo “già scritti” manierismi, seguendo un gusto camp autoriale che fa pensare di riflesso ad altre operazioni riuscite sul tema (vedi alla voce Perfume Genius).

In queste dieci canzoni si nota al di là di tutto un buon senso della melodia e della costruzione dei pezzi. Manca al titolare, o almeno questa è l’impressione che si ricava dall’ascolto di Cast, ancora un pizzico di personalità, varietà e novità per imporsi da protagonista e con una vera voce originale. Chissà che non ci arrivi maturando.

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