Recensioni

7.2

Prima quell’EP1 del 2016 sulla parigina Mind di Abraham Toledano srotolato su fili spinati electro e futurismi Fingers Inc, poi, tre anni più tardi, diretti sulla PAN con quest’album che fin dal titolo si presenta come una sorta di manifesto: Movimiento Para Cambio, scritto in spagnolo, perché la metà canora del duo in questione, Chris Vargas, ha scelto questa lingua per declamare temi come l’uguaglianza, il controllo, il potere, la sorveglianza e il rispetto per l’ambiente all’interno della scena rave della terza città francofona del mondo dopo Parigi. Parliamo di Montréal e di una metropoli in cui si parla più l’italianese che non l’ispanico ma il messaggio dei Pelada qualora non dovesse arrivare a livello di testo, arriva di sicuro su quello del contesto. Musicalmente il disco è un tunnel scavato da Tobias Rochman, l’uomo dietro alle macchine, nonché motore della serie di anthemiche commistioni che tengono banco per i suoi 44 minuti di durata.

Dall’opener l’antifona è chiara: mentre la Vargas spiattella affermazioni come «mi giudicano perché sono donna» nell’omonimo antem anti-machista A Mí Me Juzgan Por Ser Mujer, Rochman fissa un piano di galleggiamento a 120 bpm in cui viaggiano euforici breakbeat ai confini con la jungle; al di sopra di quelli c’è un morbido motivo NY house, al di sotto dell’acid a basso voltaggio sì, ma pronta a decollare. È il biglietto da visita di una one night da trovare con la mappa riconvertita in formato album, asciugata a livello timbrico come Hi-Tech comanda e stipata di contenuti politici recapitati assieme a ritmi e groove anche belli tamarri. E nel disco c’è un po’ questo e molto di più: i Caraibi son ben rappresentati da innesti reaggeton (Ajetreo), la latinità entra ed esce non solo vocalmente, l’asticella dei bpm è capace di salire ai confini con la gabber e il suo popolo di teste rasate, ma il baricentro, seppur mobile, pare saldo nelle mandate dell’acid come dell’house (Habla Tu Verdad e Aquì). Eppoi Tobias è anche un ottimo regista: in Asegura, in cui il tema trattato dalla Vargas sono i Big Data (i dati che ogni giorno ci vengono venduti e rubati mentre manco ce ne accorgiamo), il girato è di quelli secchi à la Mr. Robot mentre la telecamera spazia da militanze ritmiche a futuristiche linee sintetiche, cromature dance e celestiale ambient.

Come per Octo Octa, la memorabilia rave e il non riconoscersi in rigide concezioni binarie legate al genere sono altri elementi importanti di un progetto che, per quanto ricco di pasión, è dosato con intelligenza. Nei suoi rimandi 90s, Tobias non fa del facile citazionismo, anzi ricrea un senso di familiarità e comunità fornendo in questo modo l’ideale complemento alle proteste della Vargas, che più che la verace vocalist di turno (che la cultura del clubbing conosce anche troppo bene) è un’artista che sa svisare la portante del declamato spingendosi avanti dalle parti di Alan Vega (Desatado) e indietro nell’alveo pop di marca soul & trap (Granadilla e Caderona).

Movimiento Para Cambio è assieme gesto politico apasionado e let’s party hard, non gli manca né la varietà né quel senso di euphoria che sta alla base dello spirito rave, qualcosa di libero e vivo che sta agli antipodi rispetto ai citazionismi e alle nostalgie da cameretta. Aggreghiamoci, spariamo dai luoghi del controllo, ricostruiamo su nuove basi i nostri rapporti interpersonali e di comunità, e da qui ripartiamo alla volta di un cambiamento generazionale vero: questo il messaggio dei Pelada, il primo disco ballabile su PAN dai tempi del già ottimo Superlative Fatigue degli Errorsmith.

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