Recensioni

Trasposizione in spoken word del poema omonimo di Patti Smith,
pubblicato nel 1996 come omaggio alla memoria dell’amico/vecchio
amante, il fotografo Robert Mapplethorpe, morto di AIDS nel 1989, The Coral Seaviene registrato al londinese Queen Elizabeth Hall in due diverse
occasioni nel 2005 e nel 2006. La performance ha visto la
collaborazione di Kevin Shields dei My Bloody Valentine per l’accompagnamento di chitarra e tastiere, e successivamente al mixing del doppio CD ricavato dall’evento.
“Non
ho mai trovato la forza di leggere pubblicamente il poema, non ce la
facevo. Il sostegno di Kevin Shields è stato essenziale per riuscirvi,
tirando fuori le emozioni che mi hanno portato alla sua scrittura”.
Così dalle righe di presentazione contenute nell’album. Ed è una
performance accorata e commossa, partecipata, un lungo dolente canto
funebre per l’amico, durante la malattia del quale la Smith racconta,
sempre dall’intro al CD, ha sofferto e pianto molto.
Una
performance molto diversa dallo stile poetico punk diretto e
graffiante, con il quale l’avevamo conosciuta dalla fine dei ’70 in
poi, a partire dalla raccolta Babel (1978).
Qui predominano immagini e simbologie, in uno stile più pacificato che
precede per accumulo, narrando in modo onirico gli ultimi giorni
dell’amico, tra visioni e fantasie, fino al desiderio dell’ultimo
viaggio per vedere le stelle della Croce del Sud.
Uno stile ispirato ai classici americani del simbolismo, Blake e Lovecraft, passando per la poesia dei Sessanta post-beat generation, per Allen Ginsberg, per il poeta musicista newyorkese Jim Carroll e Sylvia Plath. Ma anche per la visionarietà di un altro poeta musicista, Jim Morrison.
L’accompagnamento
di Shields segue le circonvoluzioni recitative della Nostra,
assecondandone i diversi movimenti, in un unicum che raggiunge picchi
di emotività finalmente liberata. Una catarsi in poesia che emoziona
come raramente succede con uno spoken. Necessario.
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