Recensioni

Ristampa di culto per la storica etichetta d’avanguardia italiana Cramps: Antropofagia di Patrizio Fariselli viene completamente rimasterizzato in digitale e confezionato in un bel CD paper sleeve fedele all’originale (copertina e note incluse).
Il lavoro era uscito nel 1977 sulla collana DIVerso, dedicata alle potenzialità espressive dei singoli strumenti musicali. Nel corso del tempo in quella costola della label, si sono avvicendati i più singolari guru dell’improvvisazione e della ricombinazione di suoni nuovi da strumenti storicizzati. Ricordiamo ad esempio i casi esemplari di Derek Bailey alla chitarra, Steve Lacy al sax e Demetrio Stratos alla voce.
Fariselli è stato uno dei fondatori degli Area e qui suona ed esplora con sei brani le potenzialità del pianoforte preparato. Roastbeef introduce il discorso con attese e riflessioni post-Cage, Scorie alterna cluster di frequenze basse e di corde percosse, creando una specie di basso continuo apocalittico, 46 Re-Blocks introduce l’elaborazione elettronica con un uno sapiente degli inviluppi, memore delle lezioni dello studio di fonologia mescolate ad un flavor armonico quasi jazz, In-Side-Out-Side ripensa l’alt-impro-jazz con frasi brevi e accenni di melodia che decostruendosi prima e ampliandosi poi costruiscono un ritmo vorticoso in crescendo, meditando pure sugli spazi e sulle possibilità del silenzio, Lenny Tristano è l’omaggio tecnicissimo al guru della tastiera di Chicago, la titletrack è un patchwork di voci recitanti e nastro che evocano lo spettro della violenza teatrale di Artaud e che chiudono con un’interessante ricerca ritmica che apriva orizzonti nuovi, affini ad un certo orientalismo mantrico, indagato in seguito ad esempio da Terry Riley nelle sue meditazioni minimaliste (Shri Camel, Descending Moonshine Dervishes, etc.).
Un disco da riscoprire, che alla fine degli anni Settanta aveva sicuramente più ‘senso’ dal punto di vista estetico di oggi. Un documento che descrive bene il feeling imminente della fine di troppe avanguardie storiche, preludio alla parcellizzazione e alla chiusura di tutte le ‘scuole’ musicali più importanti. Musica che resta aperta a numerose interpretazioni e per questo da valorizzare.
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