Recensioni

7.1

Loro, i Les Limiñanas, sono un duo garage pop francese che sta provocando chiacchiericcio anche negli States. Lui, beh, lui è Monsieur Comelade, l’uomo dei Pirenei che non conosce steccati, il gioco e l’azzardo pari sono in una strategia di schemi infranti che il Nostro porta in giro da oramai quattro decenni. Assieme compongono un Traité de guitarres triolectiques… che pilucca movenze ed espedienti tra la lucida follia di Beefheart e le sperimentazioni noise seriali, tra pop lisergici come ne sbocciavano nel cuore dei Sixties e l’incedere meccanico su autostrade kraute. Senza scordare il galleggiare cinematico che spedisce Morricone nello spazio patinato degli Air, come in (They Call Me) Black Sabata, o ancora il malanimo da mariachi agrodolce che pervade Green Fuz (da un originale di Randy Alvey & Green Fuz).

Si passa insomma dal Barrett in fase di decollo di One Of Us, One Of Us, One Of Us… ai Can che strattonano Tom Waits in You’re Never Alone with A Schizo, dallo scherzetto twist di A Wall of Perrukes all’aggressività balzana 13th Floor Elevator di T.B. JerK +++, passando da una disinvolta rilettura di Why Are We Sleeping (dei Soft Machine) e da una Ramblin’ Rose che strapazza di acidità garrula (trombe, xylofono, fisarmonica) quel che divenne standard per la voce di Nat King Cole.

Ruvido, goliardico, suggestivo e sbrigliato, il qui presente è un album che non smette mai di stuzzicare il lato più malandrino dell’ascoltatore, invitandolo a tenere socchiusa la stanza delle sorprese.

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