Recensioni

7.5

È sin dalle note iniziali di questo atteso comeback che il progetto Paper Chase dimostra di essere sempre uguale a se stesso, pur nel lieve e impercettibile cambiamento. Non che la cosa sia negativa, anzi.

Riascoltare quel senso di melodramma (post)indie-rock, teatrale e pomposo, inscenato ormai da alcuni anni e numerosi album da John Congleton, principale responsabile della sigla – checché se ne dica, i PC sono la “sua” finestra sul mondo – può portare all’amore istantaneo o all’odio subitaneo nella stessa identica maniera in cui lo facevano i precedenti album.

Quel senso di latente ubriachezza degli arrangiamenti, di andatura claudicante e sghemba dei ritmi, quel fare a metà tra il circense e il fanfaresco – mai buffonesco o gratuito, è da dire – ricopre i dieci pezzi di questa prima parte di Some Day…, così come quel cantato sempre sull’orlo della stonatura che è/sono ormai da tempo la cifra caratteristica più evidente dei Paper Chase. E come al solito, riescono a catturare l’ascolto, a fare propria l’attenzione di un disco che è anche – e soprattutto – il primo set di un concept sulle disgrazie naturali, cui sono dedicati i sottotitoli dei 10 pezzi, e sulla pochezza dell’umanità messa al confronto con la grandezza a volte distruttrice della natura. E in quest’ottica conflittuale assumono ancor più senso le aperture orchestrali sempre in bilico tra dissonanza e bellezza poetica e delicata, tra straniamento e riconciliazione, tra scontro e risoluzione.

John Congleton è uno dei pochi geni attualmente in circolazione e noi non possiamo che gustare questa collezione di canzoni classiche con in mente la certezza che tutto questo un giorno sarà anche nostro.

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