Recensioni

7.3

Ancor più intimista e criptico, Paolo Spaccamonti, sin dall’artwork. Buone Notizie riprende il discorso ben avviato da Undici Pezzi Facili due anni fa e gioca di sponde ironiche tra titolo e copertina all black per addensare ancor più nero sulle atmosfere cinematiche oscure ed evocative che il chitarrista torinese dimostra di gestire con sapiente abilità. Lo stuolo di preziosi guest la dice lunga sulla credibilità di Spaccamonti – l’uomo dal cognome più “dronico” del mondo, secondo il Twitter della Temporary Residence –  così come dell’ampio spettro di sfaccettature in cui l’animo dell’autore riesce a riverberarsi nello spazio di un solo disco: Julia Kent e Fabrizio Modonese Palumbo (Larsen, Blind Cave Salamander) come testimonianza del retroterra sperimentale e darkish; Daniele Brusaschetto a sottolineare la forza della ricerca in solo e di un cantautorato off che qui addirittura fa a meno delle parole; Ezra (Casino Royale, No.Mad) e Davide Compagnoni (Stearica, Namb) come legame con una città, Torino, musicalmente unica sul panorama italiano.

Questi sono soltanto alcuni tra i tanti artisti e amici che aggiungono qualcosa alle composizioni originali di Spaccamonti. Perché, sia chiaro, questo è totalmente un disco del torinese, la cui creatività smuove montagne a colpi di decadente solipsismo post-romanticismo (Buone Notizie, L’Ultimo Vestito Non Ha Tasche) o avant-blues dal beat possente e ipnotico (Guitar Heroin), post-rock jazzato (Tartarughe, Niente Per Bocca), accese lande desert-jazz-rock (Claude) o soundtrack music evocativa e algida (Ossamiche) o trasognata e soffice (Specchi).

Non è il particolare, comunque, a fare la differenza. A restare impressa, ancor più che in Undici Pezzi Facili, è la netta e contrastante creatività di Spaccamonti, compositore insieme umorale e visionario, melanconico e anticonvenzionale, narrativo e strumentale.

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