Recensioni
Paolo Fresu
Paolo Fresu / OJdM / Paolo Silvestri - Norma
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Fabrizio Zampighi
- 3 Dicembre 2019

Nasce sempre una certa curiosità quando si ascoltano i dischi che pubblica Paolo Fresu per la sua Tǔk Music: spesso si tratta di materiale slegato da qualsiasi stile contemporaneo, ma allo stesso tempo non esattamente classico. Rivisitazioni di formati musicali lontani dal jazz che Fresu e i suoi riportano a casa attraverso reinterpretazioni spesso e volentieri affascinanti e atipiche. Era già successo quest’anno con Altissima luce. Laudario di Cortona, e accade ora con un Norma dedicato alla omonima opera di Vincenzo Bellini.
In questo caso, il principale responsabile della riscrittura è Paolo Silvestri, e ad accompagnare la tromba di Fresu c’è l’Orchestra Jazz del Mediterraneo, tutti protagonisti in un disco che vive di forti escursioni dinamiche e fragorosi crescendo, momenti corali di grande effetto e assolo crepuscolari di ottoni. È lo stesso Silvestri a definire perfettamente il mood che si respira nei sette (lunghi) brani in scaletta, quando richiama nel booklet del disco il Porgy And Bess interpretato da Miles Davis e arrangiato da Bill Evans (1959): un saltellare mai ozioso e sempre a fuoco tra la tradizione delle big band statunitensi e un approccio orchestrale classico, in cui inserire magari sincopati be-bop su ritmi sudamericani (la scapicollante Va, crudele, al Dio spietato), il valzer dell’introduttiva Casta Diva o magari certe pennellate ampie e fascinose che col Miles in sordina di cui sopra hanno più di un punto di contatto (Deh! Proteggimi o Dio! / Oh Rimembranza!).
Siamo talmente abituati ormai a un suono da mordi e fuggi, in quest’epoca di meravigliose macchine elettroniche e di idee spesso poco originali, che quando ci si trova di fronte a un paesaggio musicale tanto potente quanto umano – da pelle d’oca le prime battute della conclusiva Guerra! Guerra! / Qual Cor tradisti / Deh! Non volerli vittime, con quel fluttuare violento dell’orchestra – si rimane quasi intimoriti. In realtà questa è la reazione che dovremmo avere ogni volta che ci capiti di essere testimoni di una musica capace di trascendere la grammatica di un codice stilistico, per farsi “semplice” flusso emotivo. Che è più o meno quello che accade in Norma.
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