Recensioni

Arriviamo un po’ lunghi su questo bel disco di Paolo Forlì – da ora in poi Paolo For Lee – e ce ne scusiamo di cuore. È uscito ad aprile, in un clima non ancora estivo, quando ad ascoltarlo adesso vien da sudare più della norma. Fascino noir, minimal folk (Nick Drake, Daniel Johnston), ma anche psichedelico con un certo cantilenare à la Lou Reed che non guasta. L’elemento base è un lo-fi che ricorda Bill Callahan, i cui registri sono evocati anche grazie alla perizia tecnica di Mattia Coletti, da cinque anni fido consigliere in fase produttiva, ora dietro la consolle anche se per l’appunto in bassa fedeltà (registrazioni effettuate a casa di Paolo a Colonnella).
Minneapolis è soprattutto un omaggio ad una città mai vista, a detta del Nostro, anche se non pare vero leggendo i testi: posti, locali, strade, fatti, amori a imperitura memoria della città simbolo del Minnesota. Sono storie oltremodo lasciate sospese, anche qui in perfetta dissolvenza nordamericana, che svelano tanto realismo sporco, letto e masticato. La sospensione a volte è temporale (My City 1952 -to Clifford D. Simak, The Riley’s Song), a volte umorale sul pattern outlaws (The Last Prayer – to Isadore Blumenfeld), a volte spaziale – «ho trascorso un turno in un forno / hai capito…troppo difficile per me, in una città così incazzata l’ancora di Susan non ha bisogno d’aria per sopportare una città nordamericana» (Hidden in a Furnace) .
Ma questa tecnica narrativa è la divisa più intima dell’album: «qui c’era un teatro dove le nostre anime una volta ballavano, ci piaceva mascherarci come nobili signori del Rinascimento ma la mia maschera di oggi è solo il mio viso scolpito, è riflesso nel finestrino del mio taxi, ed ho paura» (Minneapolis). La sospensione è anche un modo per correre, brano dopo brano, per cercare una via di fuga, solitari come un lupo che invece di cacciare la preda ha paura del buio; come un manto lo cinge. C’è anche un medley degli Hüsker Dü (Do You Remember? – faithful to Hüsker Dü), proprio per non farci mancare nulla (anche se un omaggio ai Replacements io l’avrei fatto per par condicio).
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