Recensioni
Paolo Baldini
Dubfiles at song Embassy, Papine, Kingstone 6
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Luca Roncoroni
- 13 Agosto 2016

Torna Paolo Baldini con questo secondo capitolo del suo progetto Dubfiles. Il disco è il frutto di un viaggio a Kingston (Giamaica) compiuto nel 2015 da una cricca d’eccezione (Mellow Mood, Forelock degli Arawak, Davide Tofolo dei TARM, l’antropologa Mimina Di Muro e ovviamente lo stesso Baldini) sulle tracce delle radici della musica in levare, partendo dai luoghi dove è nata.
Raccolta delle registrazioni live ottenute presso uno studio mobile realizzato per l’occasione nel quartiere 6 della capitale Giamaicana, l’album si colloca in una zona intermedia tra la grezza genuinità della live session e la pulizia del successivo rimaneggiamento in studio. Al microfono si alterna una lunga serie di artisti locali che improvvisano sulle basi offerte da Baldini in rimaneggiamenti di pezzi dei friulani Mellow Mood, dei sardi Arawak e del collettivo DotVibes: un affascinante incontro Italia-Giamaica che per quanto obbligatoriamente eterogeneo e cosmopolita, risulta stimolante e paradossalmente ortodosso senza riserve.
Pur spaziando tra contaminazioni assai variegate – reggae, dub, dancehall, occasionali scorie hip hop e persino tracce di r&b – la sensazione è costantemente di un correttezza “filologica” che scansa agilmente il rischio “effetto cartolina” che si poteva temere. Baldini non sembra mai un italiano in gita che prova a scimmiottare una cultura che in Italia arriva necessariamente come “acquisita”, ma si dimostra ancora una volta – non che ce ne fosse bisogno – di saper padroneggiare la materia per quello che è, ovvero semplicemente e naturalmente “sua”.
Highlights assoluti l’apparizione di Hempress Sativa (già ammirata in Inna Jamaica Pt. 2 dei Mellow Mood) in Wah Da Da Deng e Thank You Jah con Juba Lion.
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