Recensioni

Cerchi che si chiudono con questo terzo lavoro targato PGR. Il primo, quello più pressante, è la fine dei PGR stessi, progetto esausto più per sfilacciamento umano che per inaridimento della vena, visto che comunque questo disco, iniziato quasi di malavoglia per onorare l’impegno con la Universal, consegue una compiutezza, un piglio e una ispirata concisione come negli altri due non s’avvertiva. Ma così vanno le cose, così devono andare. Se a Ferretti interessa poco proseguire sul versante del rock, Canali e Maroccolo al contrario oggi vi si impegnano come non mai.
Registriamo quindi la chiusura di un cerchio più grande, quello avviatosi ormai troppi anni fa coi CCCP e proseguito CSI, idealmente celebrato con l’uscita del qui presente disco in contemporanea coi titoli di Ginevra Di Marco (assieme a Magnelli) e del Canali solista, a seguire di pochi mesi uno Zamboni che del resto da un pezzo è il meno sincronizzato della ex-accolita. Con il che si torna al Ferretti, ai cerchi più complicati: quello musicale di Co.Dex (Mercury, 2000) alla cui calligrafia abbacinante e androide spesso capita di ripensare nelle qui presenti “cronache” (più per frasi come “la carne s’è fatta vendetta/ il corpo è la bomba perfetta” che per il ricorso alle elettroniche e alla drum machine), e quelli etici, civili, spirituali, questioni private con ricadute pubbliche (e viceversa?) puntualizzate anzi ribadite con la fierezza cocciuta, altera e vagamente beffarda del vecchio battagliero (di cui rispetto la coerenza – lo so, non è facile scorgerla, ma c’è – e digerisco male certe frequentazioni).
Maroccolo e Canali lavorano per sottrazione ma non sono mai stati tanto in primo piano, artefici (si producono da sé) di un suono assieme spoglio e prezioso, crudo e intenso, brusco ed evocativo. Non mi stupirebbe se decidessero di portare avanti il testimone (di cosa, però?) in duo.
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