Recensioni

Nei giorni in cui folk pare far rima soprattutto con cerebrale, il nuovo Owen rischia di far notizia nella sua consueta essenzialità. Indubbiamente Mike Kinsella è sempre stato sobillato dal fascino per la sofisticazione: chitarra sotto braccio, ha intorbidito le acque dell’indie rock a stelle e strisce – di Cap’n Jazz, Joan Of Arc, Owls e American Football – con cervellotico cipiglio cantautorale e grazie ad intuizioni in verità non sempre del tutto messe a fuoco.
Ma Owen è il progetto grazie al quale Kinsella torna a fare i conti con le radici: della propria terra, innanzitutto, e della musica che ama. Ormai da cinque anni, suona sempre lo stesso disco: ben scritto ed arrangiato, immediato e diretto – come immediate e dirette sono le canzoni che si mostrano nella loro nudità – da ascoltare nell’intimità di una casa – come nell’intimità di una casa è stato generato.
At Home With Owen non nasconde quell’infatuazione per l’avant-folk di cui già Joan Of Arc sapeva dirci: ma è disco folk, solo se folk rima con canzone. Non disdegna di utilizzare, in brani come The Sad Waltzes Of Pietro Crespi e Bags Of Bone, destrutturazioni The Books o Gastr Del Sol, ma – immerse in bagno di buonismo e addomesticamento sinfonico – fanno di The Sad Waltzes Of Pietro Crespi e Bags Of Bone solo canzoni: che Kinsella conferma di saper scrivere, ma che non riescono a fugare l’impressione di trovarci, dopotutto, al cospetto di un David Grubbs in (sopr)abiti da chierico.
Le radici, si diceva, ed ecco quasi in coda la cover di Femme Fatale: eseguita con devozione e quasi pedissequamente, dirà a qualcuno di un Kinsella ancora troppo imbrigliato in una rilettura scolastica ed asettica di quelle radici; sembrerà ad altri – il folto stuolo dei suoi seguaci – il gioiello della migliore uscita a nome Owen.
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