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Secondo lavoro sotto il monicker Oslo Tapes, Tango Kalashnikov segna il ritorno della band a due anni dal buon esordio discografico OT (un cuore in pasto a pesci con teste di cane). Tante cose sono cambiate negli anni di pausa: Amaury Cambuzat – già dietro al bancone di regia nel precedente lavoro e confermato anche qui – è entrato definitivamente in organico e l’ingresso alla batteria di Federico Sergente ha trasformato il duo in un trio decisamente allargato, quasi un quartetto insomma.

Tanta carne al fuoco, tante buone idee, ma alcune in cui forse si dovrebbe registrare il tiro, per mantenere una certa coerenza di linguaggio: si passa da alcuni momenti echeggianti atmosfere alla Massimo Volume – a proposito, su disco è ospite Umberto Palazzo, che ha fatto parte della prima formazione della band di Clementi – come la opening track Iceberg, a momenti quasi sludge (Metelkova) che riportano alla memoria Melvins e Jesus Lizard, passando per lo stoner di Grind e arrivando fino allo space jazz di Simmetrie. Per carità, tutto suonato e arrangiato con perizia, però non si capisce quale sia la direzione in cui si muove la band, quale impronta vorrebbe dare al suo linguaggio, ed è decisamente un peccato visto le qualità messe in campo.

Tango Kalashnikov, in conclusione, mostra una formazione capace e dalle enormi possibilità, che ha come problema principale la scarsa focalizzazione sulla creazione di un linguaggio musicale proprio.

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