Recensioni

6.9

Il “viaggio” e l’effetto lisergico delle oscillazioni sono la chiave di Veils degli Oscillation, più che il motorik, con cui la band aveva marchiato il precedente Out Of Phase, debutto di una manciata di anni fa.

Demian Castellanos, demiurgo e composer principale (assieme a John Fortis), è inglese e con atteggiamento tipicamento britannico guarda alle vicende kraute e americane aggregate sotto le tag “psych” e “LSD”. Non a caso Future Echo ci ricorda più i mantra synth analogico / batteria dei Silver Apples degli esordi. I Neu! e la cosmica tedesca, benché non scompaiano, rimangono dietro le quinte, così come i riff acidi. Protagonisti – nomen omen – sono semmai le oscillazioni e i riverberi, di chitarre e tastiere (Veils). Accadono delle sorprese, come quando ascoltando Thelepathic Birdman ci sembra di aver messo sul piatto uno dei tre vinili del Metal Box dei PIL.

Questo denota un atteggiamento più macroscopico, e, in definitiva, un buon grado di intelligenza in Demian. In Shake Yourt Dreams Awake è solo tramite un tamburellamento poliritmico alla Santana degli anni d’oro che si riesce – a malapena – a sventare l’agguato Spacemen 3 (che attaccano al collo anche Lament). Per il resto, nel brano l’aderenza è perfetta, e c’era da chiedersi come mai non li avessimo ancora citati. Il punto è proprio questo: gli Oscillation fanno un suono già sentito, sapendo che non morirà mai, perché lo sentono vivido anzitutto al loro orecchio, e riescono però a non essere celebrativi, compilativi e a non emulare nessuno in particolare. È il rock lisergico e synth-oriented a essere vecchio come il mondo, e a replicarsi uguale e diverso da se stesso. Chi vuole la prova live, basta che non si dimentichi dell’imminente IndieRocket Festival.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette