Recensioni

7.2

Abbiamo usato più volte, spesso a sproposito, la definizione “segreto meglio custodito” o “band di culto”. Mai, forse, come nel caso degli Ornaments entrambe andrebbero più che bene visti i trascorsi e l’aura quasi mitica che circonda il quartetto emiliano. Un promo di quattro pezzi del 2004 sold out ai vari concerti di supporto a pezzi grossi del giro heavy (Converge, Red Sparowes, Daughters) e uno iato quinquennale cominciato nel 2006 e rotto solo dall’altro promo del 2011, hanno fatto sì che in tempi di elefantiasi discografica il culto crescesse lentamente ma a dismisura.

Ora Pneumologic tira le fila del progetto, mostrandosi curato in ogni suo dettaglio grafico (splendido l’artwork a cura di Luca Zampriolo e pubblicato da Tannen in cd digipack e in doppio vinile da Escape From Today, Sangue Dischi e Blinde Protheus) e forte di un suono praticamente perfetto in sede di produzione. Un suono maturato, pensato e metabolizzato nel profondo, che se per certi versi risulta per forza di cose “datato” – legato com’è all’ambito (post)heavy-rock made in Neurosis e post-hardcore alla Breach – si mostra in tutta la sua drammatica urgenza riuscendo ad annullare la ovvia distanza temporale col core del genere. C’è molto in questo disco: un’idea forte, innanzitutto. Quella cioè che si fa da linea conduttrice lungo l’asse di un’indagine sul “respiro” come “essenza della vita”, del “pneuma” come principio ideale e fondante della vita, e che ristabilisce il senso ultimo del termine “concept album”.

Poi la musica. Densa, straziante, spesso lacerata e lacerante. Che procede a ondate come il flusso/riflusso del respiro e che sfrutta cliché di genere senza per questo mostrarsi mero epigone della stagione aurea del post-hc. Che siano movenze doomy (Pulse), arpeggi estatici alla Isis primigeni, cadenze post-apocalittiche Neurosisiane, accordature ribassate, oscurità Sunn O))) in dosi massicce, geometrie e contrasti vuoto/pieno di stampo post-rock e humus post-hardcore italiano di quello incupito e senza speranza (Tommy dei Concrete presta l’ugola in L’ora del corpo spaccato), è l’insieme del tutto a colpire per lucidità di intenti e capacità interpretative. Un disco sofferto e naturale come un respiro.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette