Recensioni

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Otto anni ci hanno messo i varesini Ophiuco a confezionare un successore all’album di debutto Hypno Queue. Ere geologiche fa, quando – per dire – Spotify era appena nata e arrancava a farsi luce tra le startup che promettevano di cambiarci la vita. Tempo che i tre – Ilaria Nicolini (Ali), Paolo Zangara (Ezua) , Marino Peiretti (Malima) – hanno saputo far fruttare, meditando una proposta che affonda le radici nella scena bristoliana, succhia linfa e trame al drum’n’bass, pennella vibrazioni e inquietudini wave, si accoccola nel covo cinematico del downtempo, scompagina insomma le carte di un immaginario languido e cupo, come un film noir pervaso di visioni Cronenberg.

Quindi, sì, è inevitabile spendere il nome dei Massive Attack, è una carta calata sul piatto fin dalla opening Desert, nella quale peraltro già si verificano sterzate electro wave sospette. È un imprinting veritiero, che però non deve ingannare: c’è tempo e modo per aprire botole e varchi, vedi le visioni liquide e spaziali di Ground (un frutto robotico Tuxedomoon masticato dai Dead Can Dance), la processione desertica di Scrowls Of Intentiones (da qualche parte tra Smog e Badalamenti) o la macina drum’n’bass di Pneumatic Psycho Bodydarma (come dei Propellerheads immersi in brodaglia bollywood tignosa).

Le sonorità sono stratificate, certo, ma riescono a non sembrarlo mai a gratis, come se ogni strumento o diavoleria sintetica servisse ad accendere precise sensazioni, memi di epoche, scene, situazioni che generano ambienti. Un gioco che puoi giocare bene solo se puoi contare su un vocabolario enciclopedico, cosa che sospettiamo essere vera:  vedi gli arpeggi luccicosi U2 e le tastiere Depeche Mode nell’emulsione Portishead di Stress Is A Killer, quella Out Of The Window che slitta tagliente e asprigna come certi Afghan Whigs o le palpitazioni post-rock (è un organo a pompa quello?) della strumentale Transitional Eyes.

Ben concepito, suonato e interpretato, Hybrid è uno di quei piacevoli prodigi del nostro panorama indipendente in cui ogni tanto è bello imbattersi.

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