Recensioni

7.3

Quello di Opal Onyx è uno di quei dischi per i quali non esistono stagioni, tempi, climi. È sempre autunno. Un lungo e imperturbabile autunno soffice, brumoso, malinconico, contrappuntato da delicati soffi di brezza sotto forma di aperture di synth e da una voce in primo piano, epica e dolce, cullante e stordente come una heavenly voice d’antan scaraventata direttamente da un buco spazio-temporale dagli 80s più oscuri ad oggi. Un percorso musicale, quello del duo di Brooklyn – Sarah Nowicki (voce, chitarra, elettronica) e Mathew Robinson (violoncello, synth), coadiuvati per le registrazioni da Rich Digregorio (batteria) e Cedar Appfell (basso, voce) – che transita per generi e suggestioni diverse eppure affini, come neo-classical, camber music, pop astratto, trip-hop in bassa battuta, rarefacendo il tutto e sporcando di trame oscure e pastose.

Dall’iniziale Black And Crimson sembra di risentire la Bristol d’inizi 90s trascinata in un vortice cupo e insieme sensuale come solo Beth Gibbons sapeva fare, mentre in pezzi come Fruit Of Her Loins e Delta Sands a emergere è quell’algida distanza che ci aveva fatto apprezzare la seconda fase di Zola Jesus. Non fraintendete però leggendo questi nomi: il suono dei due Opal Onyx è sempre pulviscolare, notturno e sotterraneo, incupito e umorale, ipnotico e maledettamente destabilizzante, come avviene solo per band off e di culto come i Gowns, a cui i Nostri sono decisamente affini per atmosfere e suggestioni evocate.

Delta Sands è un esordio inatteso e mediamente di altissimo livello, con il trip di Iron Age o di Desperate – epiche miniature in nero avvolgenti e tese – e la drammaticamente struggente The Devil – costruita su rimandi alla The Angels Of Light – a stagliarsi sul resto.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette