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Più che un uomo migliore, un uomo diverso. E nemmeno più a una dimensione, a giudicare dalle sfaccettature con cui si mostra l’atteso rientro in pista del progetto di Pierpaolo Capovilla e Giulio Ragno Favero, ormai dal tempo del tour della rentrée coadiuvati dal drumming incessante dell’ex Mesmerico Luca Bottigliero.

Sgombriamo subito il campo da eventuali dubbi: questo ritorno non è dovuto al battere il ferro del Teatro Degli Orrori finché è caldo, quanto alla voglia di riesumare un progetto che ha indubbiamente raccolto molto meno di quanto aveva seminato, calcando in lungo e in largo la penisola quando concetti come rumore e rock non attiravano i consensi di oggi, rimanendo relegati a scenari carbonari.

Detto questo, A Better Man sembra mettere subito in chiaro le cose in quanto a legami col passato e attualizzazioni contemporanee. La title track – ripresa più avanti in forme ancor più sperimentali, circensi, ubriache – è più di un passepartout per comprendere l’album intero. Ne è pietra angolare nel suo avanzare romantica, malinconica e soffusa, dimentica del furore di un tempo, tra raddoppi vocali male/female e contrappunti di piano che sembrano comunicare molto di ciò che tocca il testo (e intrinsecamente, l’album intero). Rinascite sotto forme diverse, riaperture di cerchi lasciati a metà e ripartenze verso luoghi nuovi. Trasformazioni ed evoluzioni che dal testo – opera, come per tutti i restanti, di Rossmore James Campbell – scivolano via via verso le musiche.

Più mature e focalizzate sulla forma-canzone, coraggiose nell’uscire dal recinto di genere, ibridizzate con strumentazione ed elettronica varia, innervate e screziate dall’apporto dei molteplici ospiti illustri (da Eugene Robinson degli Oxbow a Bob Rifo, da Justin Trosper degli Unwound a Jacopo Battaglia, Enrico Gabrielli, Giovanni Ferliga degli Aucan) sembrano la naturale evoluzione del percorso di One Dimensional Man. Come se sette anni di iato non fossero esistiti.

Il mid-tempo acido di Fly – impreziosito dal synth di Sir Bob Rifo e dalla doppia batteria appannaggio di Jacopo Battaglia – ad esempio, riprende la poetica ODMiana, la sporca di romanticismo d’antan alla Afghan Whigs, la incattivisce e la trascina di peso nel terzo millennio, evocando passaggi roboticamente ossessivi senza perdere un grammo in melodie vocali. O la cara e vecchia carica straight in your face: A Measure Of My Breath (Justin Trosper degli Unwound raddoppia la chitarra), This Crazy o The Wine I Drink sono botte in faccia di bassi carrarmati, batterie cariche, chitarre inacidite e approccio (noise)rock a 360°. Ma accanto al furore mai domo, troviamo il cuore nuovo, i pezzi che non ti aspetti: la struggente atipicità di This Strange Disease – tutta corde e sussurri –, lo Scott Walker virato electro della cover di Face On Breast, la title track (Reprise compresa) stessa dicono di un percorso fortunatamente ancora lungo e prodigo di sorprese. Proprio come questo A Better Man.

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