Recensioni

La tristezza, il rimorso, la rabbia, la gioia che dovrebbero forse scaturire dalla musica, qui sono del tutto assenti. Il desiderio del trio Omosumo, in questo album omonimo, è di trascendere da tutto, e la missione è praticamente compiuta. Per volere della band, al suo secondo disco, le 9 tracce sono state composte in «sette mesi reclusi in varie case di campagna disabitate». Al centro del discorso la sperimentazione e la voglia di fare della ricerca il fine ultimo, e non il mezzo di una nuova musica.
I siciliani Angelo Sicurella, Antonio DiMartino e Roberto Cammarata si affidano a se stessi, uniche fonti da cui attingere, con l’aiuto, alla produzione, del canadese Colin Stewart (Black Mountain e Sleepy Sun). L’elettronica, la pulizia dei suoni, l’eccessiva atarassia musicale (Madre Blu, Un po’ di te) trovano il loro opposto in brani che hanno l’aspetto di una liturgia notturna (Sei rintocchi di campane, Sui tramonti di Seth), saltati fuori dalla pagina di una poesia di Edgar Allan Poe. Il carattere di Sicurella (all’attivo i due recenti lavori da solista, Orfani Per Desiderio vol.I e vol. II) emerge nelle venature blues e nell’elettronica; Antonio DiMartino abbandona (momentaneamente) il cantautorato, eredità del suo progetto parallelo Dimartino (ex Famelika), per lanciarsi di nuovo in quella ricerca della purezza (nei testi e nei suoni) che aveva già tentato ai tempi di Un paese ci vuole. Un gruppo che, reduce dal successo del primo disco Surfin’ Gaza, promette lungo gli anni una qualità direttamente proporzionale alla voglia di fare musica.
Omosumo, la cui copertina raffigura l’opera pittorica di Fulvio Di Piazza Madre blu per sottolineare l’epicità di un viaggio, ha la stessa urgenza di una sospensione da cui uscire per non rimanere bloccati nel proprio corpo. Un’esperienza esoterica senza mappa, le cui uniche geografie sono quelle d’una condizione terrestre a cui non si vuole più appartenere.
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